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  • Nantes-Lens 1-1
    on Gennaio 17, 2021 at 4:39 pm

    Al gol di Louza ha risposto Kakuta. Sono stati loro i protagonisti del pareggio tra Nantes e Lens. Nel match valido per la ventesima giornata della Ligue 1, le due squadre si dividono la posta. Vantaggio dei padroni di casa al 36′, pareggio degli uomini di Franck Haise al 81′

  • Angers-PSG 0-1
    on Gennaio 17, 2021 at 4:39 pm

    Nel match valevole per la ventesima giornata della Ligue 1, il Paris Saint-Germain si impone in trasferta con il minimo scarto. La sfida contro l’Angers si è risolta al 70° minuto. Il gol che ha permesso agli ospiti di ottenere i tre punti è stato firmato da Kurzawa

  • Sci alpino, stagione finita per Aleksander Aamodt Kilde: infortunio al ginocchio destro
    on Gennaio 17, 2021 at 4:39 pm

    Il detentore della Coppa del mondo, attualmente secondo alle spalle di Pinturault, chiude la stagione in anticipo per un infortunio in allenamento al ginocchio destro. Kilde sarà costretto a saltare anche i Mondiali, in programma a Cortina d’Ampezzo il prossimo febbraio 

  • PEC Zwolle-Fortuna Sittard 0-2
    on Gennaio 17, 2021 at 4:39 pm

    Ottimo successo in trasferta del Fortuna Sittard sul Zwolle nel match della diciassettesima giornata della EREDIVISIE OLANDESE. Il 2-0 finale dei ragazzi di Sjors Ultee è arrivato grazie alle reti di Flemming e Seuntjens

  • FC Utrecht-Heracles Almelo 2-0
    on Gennaio 17, 2021 at 4:39 pm

    Preziosa vittoria per l’Utrecht. La squadra di René Hake ha sconfitto sul proprio terreno l’Heracles. Secco 2-0 nel match valido per la diciassettesima giornata della EREDIVISIE OLANDESE . Decidono le reti di van de Streek e Dalmau

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  • “Nel deserto della Dakar con una monetina ho scoperto la saggezza”
    by Maria Guidotti on Gennaio 17, 2021 at 7:57 am

    Maria Guidotti Il n°1 Fia è tornato dopo 30 anni dove iniziò la sua avventura. “Lanciai e scelsi il vincitore. Lo rifarei” Gedda. Erano trent’anni esatti che Jean Todt non tornava alla Dakar. L’ultima volta era stato nel 1991, quando si correva ancora in Africa. A fianco del direttore del rally David Castera, il presidente della Fia ha sorvolato in elicottero la corsa, come faceva Thierry Sabine, il carismatico ideatore del rally. «Mi sono emozionato a vedere tanta bellezza e tanta fatica. Ammiro i motociclisti, sono i grandi eroi di questa straordinaria avventura», racconta ai concorrenti radunati attorno al fuoco in occasione del tradizionale briefing serale al bivacco di Yanbu, in Arabia Saudita. Scroscia un caloroso applauso all’uomo nei cui occhi è passato quasi mezzo secolo di corse, vincendo tutto: dalla Paris-Dakar come direttore della Peugeot Sport alla Formula 1, artefice del ritorno della Ferrari al successo con Michael Schumacher. Oggi, nella sua ultima sfida professionale da presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile, oltre che di sport, si occupa di mobilità e di sicurezza, un tema di drammatica attualità purtroppo anche alla Dakar, che l’altro ieri ha vissuto il dramma della morte del motociclista Pierre Cherpin (durante l’intervista con Todt, il centauro era in volo per la Francia per essere operato dopo l’incidente, ndr). La sua presenza al bivacco è un segnale incoraggiante circa il futuro della corsa. «La Dakar mi ha dato tanto. Ripenso a Jean Claude Bertrand, patron del rally Abidjan-Nice, che ha ispirato Thierry Sabine, ma anche all’incidente fatale di 35 anni fa che portò Gilbert Sabine alla guida del rally, per continuare l’operato del figlio. Io arrivai in quel momento. Oggi sono colpito dalla professionalità dell’organizzazione, dal livello dei team, dalla strumentazione di navigazione alla sicurezza. Grazie alla tecnologia i mezzi sono seguiti metro dopo metro, ai miei tempi, invece, vedevamo partire i nostri piloti senza sapere quando li avremmo rivisti. Si vince o si perde per 15 minuti, mentre noi ragionavamo su distacchi di 4,5 anche 6 ore. Qualche volte i piloti arrivavano alle 4 del mattino per ripartire alle 7». Cosa ha significato il suo inizio da rallista per la sua carriera? «Ho esplorato il mondo grazie alle corse come la Parigi- Mosca-Pechino o la Vuelta Americana del Sud: 30.000 km, 10 paesi in 30 giorni. Adoro i rally perché in queste corse non conta solo la velocità, ma anche la strategia, l’endurance e l’avventura». E poi i successi alla direzione di Peugeot. La Paris-Dakar 1989 è passata alla storia come l’edizione della monetina lanciata per decidere il nome del vincitore tra Ari Vatanen e Jacky Ickx. «È stato un momento di saggezza. In una situazione simile, oggi farei ancora la stessa cosa, solo che comunicherei in modo diverso. A un certo punto si è resa necessaria la decisione di un patron che mettesse fine alla rivalità tra i due piloti in favore della squadra». Cosa è rimasto dello spirito originario della Dakar? «Resta il fascino dell’ignoto e della sfida. Questo sport ricorda quanto sia fragile l’essere umano nei confronti delle forze della natura. Il deserto stesso lo ricorda. E infine partecipare a un sogno. Al-Attiyah mi raccontava di essersi innamorato di questa corsa quando l’ha vista passare nel 2005 mentre si esercitava nel tiro a volo in Mauritania». Come vede oggi la Dakar? «È una gara combattuta, dura, ma anche attenta alla sicurezza. Quest’anno, per esempio, è stato introdotto l’airbag per i motociclisti. La competizione è un laboratorio dell’estremo. Lo abbiamo visto in F1 con l’incidente di Grosjean. Solo qualche anno fa, in una situazione simile il pilota sarebbe stato decapitato. Il prossimo passo è rappresentato dalle energie rinnovabili, l’elettrico e l’idrogeno». Come valuta la corsa di Peterhansel, re del deserto? «È un pilota straordinario che ha vinto in moto e in auto. È stata una lotta interessante con altrettanti straordinari piloti come Al-Attiyah e Carlos Sainz. I tre hanno tra i 50 e i 58 anni e si sfidano ai massimi livelli». Si parla molto di creare un Campionato del Mondo Fia Rally Raid. «Esiste una Coppa Fia Rally Raid e stiamo parlando con Aso per verificare la possibilità di condividere dei progetti. La mia presenza testimonia la volontà di fare qualcosa insieme». Guardando al 2021 e alla Formula 1, Imola è tornata nel calendario. «L’Italia ha fatto un lavoro straordinario in un anno complicato come il 2020 con tre Gp di F1, Monza, Mugello e Imola, e due rally, Sardegna e Monza». Infine come vede la nuova giovane coppia della Ferrari con Leclerc-Sainz? «Sono due grandi piloti. Ma nelle corse contano l’uomo e la macchina, quindi spero che possano guidare una vettura competitiva». Tag:  Jean Todt Parigi-Dakar

  • Marta, sei un gigante. La Bassino fa tripletta e ha Cortina nel mirino
    by Maria Rosa Quario on Gennaio 17, 2021 at 7:55 am

    Maria Rosa Quario L’azzurra domina su una pista ghiacciata E adesso punta a una medaglia ai Mondiali E avanti verso quota 100, ma tranquilli, non parliamo di pensioni. Marta Bassino ha vinto ieri il gigante di Kranjska Gora portando a quattro il suo personale bottino di vittorie (tre negli ultimi tre mesi) e a 97 quello delle sciatrici italiane, sempre più vicine a un traguardo speciale, perché, si sa, le cifre tonde fanno sempre la storia. Ma per quanto siano affascinanti, non è di numeri e statistiche che vogliamo parlare, no. La vittoria di Marta sulla pista slovena, preparata in modo esemplare e fin troppo difficile per le donne, ha lasciato a bocca aperta le avversarie ma non lei, sempre più consapevole del suo valore e della sua superiorità nella disciplina più tecnica dello sci. Marta sta vivendo uno stato di grazia incredibile e la sua sciata, da sempre veloce, è diventata ancora più redditizia grazie alla scioltezza mentale, e quindi anche fisica, con cui affronta ogni pista, ogni neve, ogni tracciato, ogni gara insomma. I Mondiali si avvicinano, mancano ormai solo 22 giorni all’8 febbraio (combinata femminile), ma da qui ad allora le gare in programma sono ancora tante ed equilibri, morale, umore, forma fisica e tanto altro potranno cambiare. Chi conosce lo sci sa bene che uno sport con più variabili non esiste, basta un refolo di vento a volte per condizionare una gara e ribaltare un pronostico. L’unica certezza al momento è che Marta Bassino sembra intoccabile in gigante, tanto quanto Sofia Goggia sembra esserlo in discesa, come dire due ori assicurati per le azzurre. Che continuano la loro raccolta di successi: dopo l’anno 2020 nel segno di Federica Brignone (ieri quinta dopo due manche ricche di indecisione e quindi di errori, va da sé), questo 2021 potrà essere quello di Marta, che a quasi 25 anni ha raggiunto una solidità tecnica e una maturità mentale da prima della classe. Il sangue freddo anche ieri è stata la sua marcia in più. Su una pista da lei definita «la più difficile su cui abbia mai corso» ha sciato come sulla neve morbida di un pianoro soleggiato. Mentre le altre lottavano con il ghiaccio e i dossi, lei li accarezzava con dolcezza e leggerezza. A Cortina, purtroppo per lei, la pista non sarà altrettanto difficile, ma se Marta dovesse dominare anche oggi, nella rivincita del gigante di ieri, arriverà al Mondiale con una tale sicurezza da mettere una seria ipoteca sulla prima medaglia della sua carriera. Prima medaglia a cui puntava anche il detentore della Coppa maschile e attuale numero 2 della classifica Aleksander Aamodt Kilde. Appuntamento rimandato visto che ieri, allenandosi in superG, è caduto e si è infortunato al ginocchio. Legamenti rotti, stagione finita. «Facciamo uno sport molto rischioso, speri sempre che vada tutto bene, ma quando capita proprio a te devi solo accettarlo e guardare avanti con fiducia» ha detto il norvegese, che proprio sul rischio ha costruito la sua bravura e la sua carriera da velocista, capace di andare forte anche in gigante. OGGI: gigante donne K. Gora ore 9.15/12.15; slalom uomini Flachau ore 10.30/13.45. Diretta TV Raisport ed Eurosport. Tag:  sci alpino Marta Bassino

  • Inter e Juve, vietato sbagliare nel “derby” dei complimenti
    by Gianni Visnadi on Gennaio 17, 2021 at 7:54 am

    Gianni Visnadi Parole dolci tra Conte e Pirlo in una sfida dove il pari vale una sconfitta. Due società con la testa non solo al campo Milano – Una vigilia piena di rispetto dialettico per una partita che conta più dei semplici 3 punti. Per l’Inter che è davanti, un test; per la Juventus che insegue, una necessità. Guai a perdere, ma anche pareggiare potrebbe valere sconfitta per entrambe, a fronte di un’altra vittoria del Milan. Pirlo è generoso con Conte («da lui ho imparato tanto, è stato il primo che mi ha fatto pensare di diventare allenatore»), Conte è sincero con la Juventus («vince da 9 stagioni e ogni anno si rafforza, nessuno in Italia è forte come loro»). Vogliamoci bene, almeno fino a stasera. Per un giorno, oggi, forse l’Inter parlerà solo di campo, perché anche ieri le voci che rimbalzavano dal mondo finanziario parlavano di trattativa lanciata con Bc Partners: tra poche settimane, Suning non dovrebbe più essere padrone dell’Inter, uno scenario non immaginabile, pochi mesi fa. Ma ugualmente, chi avrebbe mai detto che in 6 mesi i calciatori dell’Inter avrebbero incassato solo 2 stipendi su 6? Così, sembra un successo aver strappato al Real la proroga del pagamento della prima rata per Hakimi. Buon per Conte, che almeno stasera non ci siano problemi di formazione: gioca la sua Inter. C’è ovviamente ancora Vidal, con Eriksen in panchina e Sensi infortunato. Il danese è promosso al ruolo di vice Brozovic («lo stiamo impostando in quella posizione, visto che non abbiamo alternative in rosa»). La Juventus non ha dubbi di proprietà né problemi di liquidità, ma la grana Perugia ha lasciato il segno e qualcuno pagherà (Paratici in scadenza?). C’è poi la sfida nella sfida tra Ronaldo e Lukaku. Per arginare il gigante di Conte, a Pirlo avrebbe fatto comodo De Ligt, ma l’olandese è ancora fuori per covid, e come lui (salvo negatività dell’ultimo istante) Alex Sandro e Cuadrado. A Lukaku dovranno pensarci Chiellini e Bonucci. Manca anche Dybala, ma ci sono Chiesa e McKennie: 10 giorni fa hanno castigato il Milan capolista. Tag:  Juventus Inter Serie A

  • Spezia in dieci per 87′, ma il Toro non vince
    by Domenico Latagliata on Gennaio 17, 2021 at 5:00 am

    Domenico Latagliata Ora il tecnico Giampaolo è a rischio esonero: pronti Nicola o Longo Toro inguardabile. E panchina di Giampaolo sempre più in bilico. Nemmeno contro lo Spezia, costretto a giocare per ottantasette minuti in dieci contro undici (rosso diretto a Vignali all’8′ più il tempo di recupero), i granata sono riusciti a ottenere i tre punti: la classifica si fa sempre più deficitaria e davvero non si vede come questa squadra possa recuperare il terreno fin qui perduto. Contro i liguri, eccezion fatta per gli ultimi dieci minuti, Belotti e compagni hanno giocato un match anonimo e privo di mordente: il palo scheggiato nel finale da Ansaldi e una conclusione di testa del Gallo in pieno recupero, se avessero portato al gol, avrebbero comunque rappresentato un premio eccessivo per una squadra che pare non credere più a quello che propone. Né il problema è il modulo di gioco: il passaggio dal 3-5-2 iniziale al 4-3-1-2 non ha portato alcun giovamento, semplicemente perché gli interpreti sono quello che sono. In sintesi: non all’altezza della massima serie. Buon per lo Spezia, che ha disputato una gara ordinata e propositiva nonostante l’uomo in meno: Piccoli e Gyasi hanno sfiorato la rete nel primo tempo, mentre nella ripresa è toccato a Marchizza andare vicino al vantaggio. Per la cronaca: già a Napoli, in dieci contro undici, la squadra di Italiano si era comportata benissimo, addirittura vincendo. Identità di squadra e giocatori al top fisicamente: la salvezza è tutt’altro che irraggiungibile. Tornando al Toro, la palla passa adesso a Cairo: in caso di siluramento di Giampaolo, i nomi più caldi restano quelli di Davide Nicola e Moreno Longo. Aspettando anche novità dal mercato, magari: per adesso il solo movimento ha riguardato la cessione di Meité al Milan. Tag:  Torino calcio Spezia calcio Marco Giampaolo

  • Conte e Pirlo ora si giocano tutto E spunta la lite ai tempi della Juve
    by Marco Gentile on Gennaio 16, 2021 at 10:07 am

    Marco Gentile Pirlo si arrabbiò molto con Conte per qualche sostituzione di troppo ai tempi della Juventus: “Chi esce dal campo si deve sedere in panchina altrimenti starà fuori rosa un mese”, il siluro del tecnico salentino Domani sera, a San Siro, l’Inter del maestro Antonio Conte ospiterà la Juventus dell’allievo Andrea Pirlo. La partita si preannuncia infuocata ed equilibrata più che mai dato che sarà un derby d’Italia ad alta quota. Ovviamente sarà una sfida inedita per i due che si affronteranno per la prima volta da allenatori. Per tre stagioni, però, Conte è stato il tecnico di Andrea Pirlo alla Juventus e anche in nazionale una volta finita la sua esperienza in bianconero nell’estate del 2014. Grandi gioie Conte nel 2011 volle fortemente Andrea Pirlo alla Juventus con Marotta e Paratici che riuscirono a soffiare al Milan, a parametro zero, il fuoriclasse di Flero. Nei tre anni in bianconero il tecnico salentino ha letteralmente affidato le chiavi del centrocampo al regista bresciano che ha ripagato la fiducia con grandi prestazioni, assist e gol a grappoli. 131 presenze complessive, 14 reti in tutte le competizioni con tre scudetti e due Supercoppe Italiane messe in bacheca. Attimi di tensione Tra i due ha sempre corso buon sangue anche se Pirlo ha mostrato qualche insofferenza nei confronti del suo ex allenatore per un paio di sostituzioni di troppo subite nella stagione 2012-2013. Conte lo sostituisce nel finale di partita contro il suo Milan e il bresciano non la prende bene. Peggio ancora nella partita successiva contro il Verona con l’ex di Inter, Brescia e Reggina che uscendo dal campo non degna di uno sguardo Conte e va dritto negli spogliatoi. “Quando un giocatore esce dal campo, a meno che non sia in barella o con una gamba rotta, deve restare a guardare la partita assieme ai compagni. Altrimenti ci sarà una forte multa e il giocatore starà un mese fuori rosa”, il siluro di Conte al suo giocatore ma anche un avvertimento per tutti gli altri componenti della rosa. “Non c’è stato nessun confronto nè chiarimento”, la chiosa del tecnico della Juventus. Sostanzialmente, però, il rapporto tra i due è sempre stato ottimale al netto di qualche normale incomprensione tra allenatore e giocatore. Il connubio Pirlo-Conte è stato dunque ottimo e se la Vecchia Signora è tornata vincere in campionato lo deve sia al tecnico salentino che al regista di Flero che hanno portato qualità e mentalità vincente al servizio di un club che non vinceva uno scudetto da oltre cinque anni e che da quel 2011-2012 ha poi inanellato nove scudetti consecutivi. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  FC Inter Juventus Persone:  Andrea Pirlo Antonio Conte

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