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  • Inter-Getafe, Handanovic: “Ora abbiamo più cazzimma”
    on Agosto 4, 2020 at 10:20 pm

    Il capitano nerazzurro alla vigilia della sfida contro gli spagnoli: “Loro ricordano il primo Atletico Madrid di Simeone. Noi stiamo bene sia psicologicamente, sia fisicamente. Ultimamente, poi, abbiamo più ‘tigna’ o come dicono i napoletani ‘cazzimma’” GUIDA TV – LE PAROLE DI CONTE

  • I risultati della notte: Doncic show, Dallas supera i Kings all’overtime
    on Agosto 4, 2020 at 10:20 pm

    Vittoria dei Mavs al supplementare con Sacramento: decisivo Luka Doncic, che gioca una partita stellare chiudendo con una tripla doppia da 34 punti, 20 rimbalzi e 12 asssist. La sorpresa è il successo di Brooklyn – nonostante le tantissime assenze – contro i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokunmpo, che resta a riposo nel secondo tempo della partita

  • Aurier ha detto sì al Milan: ora si tratta col Tottenham. Le news di calciomercato
    on Agosto 4, 2020 at 10:20 pm

    L’esterno ivoriano ha dato la propria disponibilità al trasferimento, adesso la palla passa a Milan e Tottenham. I rossoneri vogliono cedere uno tra Conti e Calabria e offrono 15 milioni per il giocatore ivoriano, gli inglesi però ne chiedono 20 CALCIOMERCATO, TUTTE LE TRATTATIVE LIVE

  • Nadal non giocherà lo Us Open 2020: “Coronavirus non sotto controllo nel mondo”
    on Agosto 4, 2020 at 10:20 pm

    Il tennista maiorchino non difenderà il titolo 2019 negli Stati Uniti. Lo ha annunciato sui suoi account social: “Dopo un’attenta valutazione, quest’anno non ho deciso di partecipare. La situazione sanitaria è ancora complicata in tutto il mondo. Il mio cuore mi dice al momento di non viaggiare”

  • Colpaccio Brooklyn! Battuti a sorpresa i Bucks. Giannis in panchina nel secondo tempo
    on Agosto 4, 2020 at 10:20 pm

    Nonostante le numerose assenze i Nets superano la squadra con il miglior record della NBA 119-116. Protagonista Luwawu-Cabarrot con 26 punti, 19 per Temple. Milwaukee lascia in panchina per tutto il secondo tempo Antetokounmpo e Middleton. Infortunio muscolare per Jamal Crawford – 40 anni – che era al debutto con Brooklyn

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  • Una “bomba” di France Football: “Perché Cr7 è stufo della Juve…”
    by Marco Gentile on Agosto 4, 2020 at 1:56 pm

    Marco Gentile Secondo il periodico francese Cristiano Ronaldo si sentirebbe intrappolato alla Juventus e per questa ragione vorrebbe cambiare aria: futuro al Psg? Cristiano Ronaldo ha ancora un anno di contratto con la Juventus ma il suo futuro a Torino è in bilico. Secondo quanto riportato da France Football e ripreso da La Repubblica il fuoriclasse di Funchal si sentirebbe addirittura intrappolato, frainteso e persino prigioniero in maglia bianconera. Sempre secondo quanto riportato da FF il cinque volte Pallone d’Oro non riterrebbe la Juventus alla sua altezza e da qui la sua volontà di cambiare aria magari sposando un club ambizioso come il Psg dello sceicco Nasser-Al Khelaifi e di campioni del calibro di Neymar e Mbappé solo per citarne i due più importanti I mal di pancia di Cristiano Sempre secondo l’autorevole France Football i malesseri di Ronaldo risalirebbero addirittura al mese di novembre quando durante la partita di Champions League contro la Lokomotiv Mosca il 35enne portoghese si è visto “scippare” il gol da parte del compagno di squadra Aaron Ramsey e sostituito, con tanto di polemica, da parte del tecnico di Maurizio Sarri definito da Cristiano, sempre secondo il periodico francese, come un’Ufo. France Football è anche sicuro del fatto che CR7 odi giocare per una squadra definita non alla sua altezza e che per questa ragione voglia cambiare aria magari per approdare al Psg, club ambizioso e desideroso di vincere la Champions League. Il suo agente Jorge Mendes e lo stesso ex calciatore di Manchester United e Spoting Lisbona, però, hanno sempre dichiarato e a più riprese la volontà di restare a Torino per onorare il contratto da 31 milioni di euro a stagione che scadrà il 30 giugno del 2021. Mancanza di feeling France Football ha poi anche posto l’accento su un particolare importante per Cristiano: l’assenza di feeling dal punto di vista tecnico come ai tempi di Manchester e Madrid dove aveva legato particolarmente con Rooney e Karim Benzema. Sarri sarebbe considerato un’Ufo ma sempre meglio rispetto al suo predecessore Massimiliano Allegri e tutti questi sono motivi che lo porterebbero lontano da Torino anche se ad oggi questi rumors non trovano assolutamente riscontro dato che CR7 è concentrato sulla Champions League dato che ha voglia di arrivare a quota 6 dopo le quattro conquistate con il Real Madrid e una messa in bacheca con lo United. Il classe ’85 ha dimostrato di mettersi spesso in gioco dato che è passato dalla Premier League, alla Liga fino alla Serie A. La Ligue 1, se dovesse davvero decidere di andare al Psg, sarebbe il quarto grande campionato europeo in cui si cimenterebbe il portoghese che avrebbe poi solo da togliersi il cruccio della Bundesliga. Ad oggi, però, tutti questi sono solo rumors di mercato provenienti dalla Francia e che non trovano riscontro con la realtà: i tifosi bianconeri e la proprietà si augurano che restino tali anche se CR7 ha dato sempre dimostrazioni di grande professionalità e queste voci sicuramente non influenzeranno le sue prestazioni in vista della Champions League. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Paris Saint-Germain (Psg) Persone:  Cristiano Ronaldo Andrea Agnelli Maurizio Sarri

  • Ecco qual è il più grande errore di Conte
    by Marco Gentile on Agosto 4, 2020 at 12:53 pm

    Marco Gentile Conte ha denunciato di non essere stato protetto dall’Inter, e con lui anche i calciatori, dal massacro mediatico. Questa volta, però, la sua mancanza di filtri potrebbe costargli caro “Ho sposato un progetto triennale con l’Inter e come ho sempre fatto nella mia vita lavorerò duramente e mi batterò con tutte le mie forze e con tutto quello che è nelle mie possibilità affinché sia un progetto vincente. In merito all’articolo uscito oggi (ieri; ndr) smentisco categoricamente il fatto di aver sentito dirigenti e giocatori della Juventus chiedendo ‘ma Sarri lo cacciano?’”, queste le parole di Antonio Conte pronunciate ieri con una nota rilasciata all’Ansa in cui ha fatto totalmente retromarcia rispetto allo sfogo davanti alle telecamere di Dazn e Sky, al termine di Atalanta-Inter, in cui si era espresso in altri termini e in maniera molto dura nei confronti della società. La telefonata e il grande freddo Steven Zhang, di solito sempre presente a Milano, è attualmente in Cina per curare i propri affari ma ha avuto il modo di sentire telefonicamente Conte e si è deciso di lasciare per un attimo da parte i rancori latenti e di concentrarsi a pieno sull’Europa League obiettivo importante e dichiarato in casa nerazzurra. Resta però una situazione difficile da gestire per la dirigenza del club di viale della Liberazione con Giuseppe Marotta, amministratore delegato del club e grande sponsor del tecnico leccese, che si è sentito di fatto “tradito”. Il mancato faccia a faccia che si sarebbe dovuto tenere nella giornata di ieri ad Appiano Gentile non ha fatto altro che sottolineare come i nervi siano tesi da ambo le parti e tra l’ad e l’allenatore è calato inevitabilmente il gelo. L’avvocato Grassani ha anche parlato di un possibile licenziamento per giusta causa dopo le parole pronunciate da Conte ma questa è un’ipotesi che al momento non sembra percorribile per diverse ragioni. Errore fatale Conte ha dimostrato in tutti i club in cui è andato di essere un grande tecnico, un vincente. Il suo più grande errore però, e non è la prima volta che gli capita da quando ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore, è quello di non avere alcun filtro a livello comunicativo. Gli era già successo ai tempi di Bari e Atalanta ed ha continuato su questa linea alla Juventus, lasciata in maniera inaspettata durante l’estate del 2014 con Andrea Agnelli sorpreso e furioso per la scelta del leccese di lasciare i bianconeri per poi sposare la nazionale italiana. Con il Chelsea è finita nel peggiore dei modi, in Tribunale, mentre con l’Inter ha deciso di lasciarsi andare ad uno sfogo inopportuno, inaspettato e avuto in un momento ancora delicato per la stagione nerazzurra. Conte, soprattutto dopo la ripresa del campionato, non è stato più lo stesso dal punto di vista empatico nei confronti della dirigenza nerazzurra e l’ha dimostrato con una serie di dichiarazioni polemiche sul calendario, sui giorni di riposo rispetto alle rivali per la lotta allo scudetto e quant’altro. “Solo io so cosa ho dovuto fare per farmi comprare Lukaku l’anno scorso” e “Non c’entra niente il mercato in questo mio discorso”, “Il presidente? Non lo so, ora è in Cina….”, sono solo alcune delle frasi che hanno di fatto messo a nudo come ci siano delle acredini latenti con alcuni membri della dirigenza nerazzurra per una mancanza dal punto di vista comunicativo con i media. “La società non ha protetto né me né i calciatori dagli attacchi mediatici di questi mesi, protenzione zero totale” e “Anche con Spalletti nel 2018 era la stessa storia”, con questi semplici e concisi concetti Conte ha voluto esprimere la sua insoddisfazione per alcune carenze dal punto di vista mediatico da parte dell’Inter nei confronti dei media. Da un lato, secondo l’ex allenatore del Chelsea, una mancanza di polso da parte del club con i giornalisti, dall’altro invece l’opposto con un Conte che ha sempre prestato il fianco alle critiche da parte dei media per il suo modo di approcciarsi quasi sempre agguerrito e polemico. Questa volta, però, questa sua tecnica potrebbe costargli caro dato che ad oggi la sua panchina appare traballante con Allegri e Pochettino pronti a subentrare. I grandi numeri Conte è arrivato all’Inter con grandi aspettative il 31 maggio e tutto sommato in una stagione anomala e durata di fatto un anno e non i canonici 9 mesi è stata positiva e ancora non è finita dato che c’è la possibilità concreta di mettere in bacheca l’Europa League. In campo la squadra si è espressa al meglio, ha messo insieme 82 punti in campionato frutto di 24 vittorie, 10 pareggi e sole quattro sconfitte con 81gol realizzati (secondo miglior attacco), con 36 reti subite (miglior difesa assoluta del torneo) e con la seconda miglior differenza reti con +45 alle spalle dell’Atalanta. Sul terreno di gioco l’Inter si è comportata in maniera egregia in diverse circostanze dimostrando di avere idee chiare e un gioco ben definito fatto di pressing, aggressività, scambi stretti e inserimenti perfetti da parte di esterni e centrocampisti. I troppi pareggi, 10, e le 2 sconfitte subite contro la Juventus sono stati il vero cruccio di una squadra che ha comunque dimostrato di aver ridotto in maniera sensibile il gap con i bianconeri rispetto alle stagioni passate. Il tecnico leccese ha anche il merito di aver rivitalizzato giocatori del calibro di Antonio Candreva, Roberto Gagliardini, Andrea Ranocchia e di aver lanciato e fatto maturare calciatori come Alessandro Bastoni e Lautaro Martinez, solo per citarne alcuni. Aver creato una grande intesa tra Romelu Lukaku, suo grande pupillo, e Lautaro è stato poi il quid in più che ha permesso all’Inter di svoltare rispetto al passato dove il solo Icardi fagocitava tutto ciò che gli stava attorno a livello di partner d’attacco. Il leccese ha migliorato la posizione in classifica dell’Inter portata dal quarto al secondo posto con la Champions League raggiunta con quattro giornate d’anticipo. Anche in Coppa Italia la squadra ha migliorato raggiungendo la semifinale poi persa, in maniera forse immeritata, contro il Napoli di Gattuso che ha poi vinto la competizione. L’unico cruccio resta la Champions League anche se il girone dei nerazzurri non era affatto facile con Barcellona e Borussia Dortmund nel girone che hanno staccato il pass per gli ottavi. La partita di ritorno contro i tedeschi e le due contro i blaugrana perse entrambe e in maniera amara sono forse il grande rammarico per una squadra che non si qualifica agli ottavi di Champions da 9 anni ma che avrà ora la possibilità di puntare alla vittoria della sorella minore della competizione per club più importante d’Europa. La Curva Nord di schiera In tutto questo marasma mediatico che si è venuto a creare con le sue parole al veleno i tifosi nerazzurri e non solo si sono esposti in un verso o nell’altro. Il lato più caldo della tifoseria interista, la Curva Nord, però, ha preso una netta presa di posizione a favore di Conte con uno striscione eloquente: “Gli interisti veri e la Curva Nord sono con Conte”, parole semplici e concise che esprimono di fatto come la tifoseria organizzata nerazzurra si sia schierata al fianco dell’allenatore leccese che ha palesato un grande malcontento per quanto concerne la mancata protezione a livello mediatico per lui e i calciatori da parte del club ritenuto troppo morbido e quasi assente. Ora non resta solo che aspettare e vedere dove potrà arrivare questa Inter in Europa League: la sensazione è che saranno giorni caldi, bollenti, roventi sull’asse Italia-Cina dove Suning e Conte dovranno decidere se continuare insieme questo progetto triennale o se le strade si divideranno per sempre Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  FC Inter Persone:  Antonio Conte Steven Zhang Giuseppe Marotta

  • Grassani: “Giusta causa”. Il club riflette
    by Marcello Di Dio on Agosto 4, 2020 at 11:01 am

    Marcello Di Dio Ieri contatto tra tecnico e Steven Zhang: “Pensiamo all’Europa League…” «La multa per l’allenatore rappresenterebbe il minimo sindacale, ma in questo caso ci sono anche i margini per procedere al licenziamento in tronco per giusta causa». Secondo l’avvocato Mattia Grassani (nella foto), esperto di diritto sportivo, le dichiarazioni del post Atalanta-Inter, potrebbero costare caro ad Antonio Conte. Il club starebbe infatti pensando proprio a un licenziamento per giusta causa, anche se nessuno ha interesse ad arrivare alle vie legali. E in questa direzione si inserisce il colloquio cordiale al telefono tra Steven Zhang e l’allenatore: da entrambe le parti è emersa la volontà di pensare solo all’Europa League. «Si tratta di una situazione senza precedenti, almeno a livelli così alti. Siamo in presenza di critiche durissime e trasversali che colpiscono al cuore la società nerazzurra – ha detto ancora Grassani all’agenzia Italpress -. A prescindere dal merito delle parole del tecnico, a mio avviso sussistono i presupposti affinchè la proprietà si tuteli sotto il profilo legale, trattandosi di affermazioni pubbliche, che sconfinano in ambiti che non sono nemmeno di competenza dell’allenatore». In serie A il caso più recente di licenziamento è stato quello di Petkovic da parte della Lazio nel 2014: la colpa del tecnico fu di aver avviato una trattativa con la Federazione svizzera, nel 2019 il Tribunale ha poi riconosciuto al tecnico croato un risarcimento di 460mila euro. Prima era toccato a Delio Rossi con la Fiorentina per il gesto di follia contro il suo giocatore Ljajic, preso a schiaffi in panchina (la società viola ha successivamente vinto la causa intentata dal tecnico) e a Davide Ballardini con il Cagliari, il cui licenziamento per giusta causa arrivò per aggirare l’esonero e non pagare la retribuzione (e nel 2017 il giudice lo dichiarò illegittimo). «Tutti casi – ha sottolineato Grassani – definiti dal Giudice del Lavoro in sede di impugnazione. Il grave inadempimento del lavoratore porta alla risoluzione unilaterale del rapporto e anche, dove dimostrato, al risarcimento del danno a favore del club. Peraltro il sistema normativo attuale, nel quale non sono più in vigore gli accordi collettivi di categoria, riconosce al datore di lavoro il potere disciplinare diretto: ciò significa che la società può licenziare l’allenatore senza passare dal Collegio Arbitrale». Tag:  calcio FC Inter Persone:  Steven Zhang Antonio Conte

  • Porte aperte in Serie A. L’Italia del catenaccio si è ritrovata indifesa
    by Andrea Antonioli on Agosto 4, 2020 at 6:58 am

    Andrea Antonioli Oltre millecento gol segnati: non accadeva dal ’51. Decisivi Var, rigori ma soprattutto il calo tecnico Noi Italiani, anarchici ma conservatori come il grande Giuseppe Prezzolini, ci teniamo alle nostre tradizioni. Nel calcio ad esempio, malgrado lo spirito del tempo imponga gioco offensivo, possesso palla e dominio del campo, restiamo idealmente ancorati alla nostra essenza: a Gianni Brera, al «santo catenaccio», ai trionfi nazionali e alle migliori difese che, per citare Max Allegri, hanno (quasi) sempre la meglio. Oggi però facciamo notizia per i numeri dei nostri attaccanti; in primis Ciro Immobile, che con le sue 36 reti in 37 partite ha conquistato la Scarpa d’oro 2019/2020. Se guardiamo ai maggiori campionati europei, in Premier League il capocannoniere (Jamie Vardy) ha chiuso a 23 gol. In Bundesliga Lewandowski ha fatto terra bruciata con 34 centri stagionali, staccando Timo Werner a 28 e poi lontanissimo Jadon Sancho a 17. Anche nella Liga spagnola solo in due hanno superato i 20 gol: Messi (25) e Benzema (21), non certo gli ultimi arrivati. Ma allora perché in Italia Ciccio Caputo arriva a 21 reti, e per quale ragione Joao Pedro e una riserva (di extra-lusso) come Muriel chiudono comodamente a 18? Certo l’abuso del VAR, in un delirio di impotenza dell’uomo-arbitro, impiegato della tecnica come direbbe Heidegger, ha toccato vette inesplorate con circa 5 rigori di media a giornata, uno ogni due partite. Secondo i dati Transfermarkt in Germania sono stati assegnati 72 rigori in 306 partite (0,24 per partita), in Inghilterra 80 in 380 (0,21), in Spagna 148 in 380 (0,39) e in Italia ben 187 in 380 (0,49). Sarebbe tuttavia troppo facile ridurre il discorso ai tiri dal dischetto, così come sarebbe semplicistico esaurire la questione con il comportamento dei difensori che, intimoriti dal Grande Fratello, hanno ormai rinunciato alle vecchie e sane maniere forti. La verità è pure che in Serie A, complice il calo fisico e tecnico generale degli ultimi anni, è diventato fin troppo facile incidere: per giocatori straordinari ma pur sempre a fine carriera, Ibrahimovic e Ribery questa stagione, Quagliarella la scorsa, e anche per calciatori in esubero da campionati più competitivi come la Premier, che trovano nel Belpaese una seconda giovinezza (da Gervinho a Kolarov, da Smalling a Mkhitaryan, passando per Lucas Leiva). Ribaltando il discorso, lo stesso Immobile a livello internazionale ha sempre deluso: con i club 3 gol in 24 gare di Bundesliga, 2 in 8 di Liga , e con la Nazionale, in cui non ha mai convinto a pieno. Insomma, la patria dei difensori si è ritrovata in balìa del progresso nel pallone, priva di certezze, senza radici. D’altronde si sa, a parole noi Italiani siamo sempre stati esterofili: attratti dalle novità, dalle mode, dall’erba del vicino perennemente più verde. Abbiamo così ceduto ai ritornelli progressisti che vedevano nel difensivismo italiano un ostacolo alla gloriosa marcia del progresso; ci siamo votati alla retorica del calcio-spettacolo, alla costruzione da dietro sempre e comunque, ai difensori bravi a impostare e un po’ meno a marcare. Lo abbiamo fatto, eppure oggi ci mancano terribilmente Scirea, Baresi, Facchetti; e ancora Bergomi e Maldini, Nesta e Cannavaro. Ecco perché forse dovremmo riprendere Gianni Brera e le sue polemiche contro «la stampa benpensante che invoca bel gioco, gioco aperto»: per tornare a difendere, e magari anche a conservare. Tag:  calcio Serie A

  • La Milano del pallone ribaltata dal virus
    by Elia Pagnoni on Agosto 4, 2020 at 6:57 am

    Elia Pagnoni Cinque mesi e un lockdown dopo, la Milano del pallone si ribalta. Chi l’avrebbe mai detto? Ai primi di marzo l’Inter credeva ancora nello scudetto, nonostante la sconfitta in casa della Juve, mentre il Milan arrancava tra mille difficoltà culminate nell’incredibile ko interno con il Genoa. Ma soprattutto i due club erano agli antipodi in fatto di tranquillità di panchine e scenari societari. Da una parte Antonio Conte saldamente al comando, appena accontentato da una campagna acquisti invernale che aveva assecondato ogni sua pretesa, con Zhang e Marotta certi di aver trovato quel condottiero carico di carisma e di gloria bianconera, azzurra e blue Chelsea, che avrebbe potuto riportare rapidamente l’Inter ai vertici. Dall’altra invece un club squassato da polemiche e incomprensioni che dividono addirittura i vertici della società: Maldini e Boban da una parte, Gazidis dall’altra. Con al centro dei dissapori il futuro di una panchina traballante su cui sedeva un allenatore precario, praticamente già scaricato, in attesa di una rivoluzione tecnica tutta da scoprire, affidata all’allenatore- manager- factotum tedesco Ralf Rangnick. Passata la clausura, messa sotto controllo la pandemia, ripreso il campionato a porte chiuse, si è aperto un altro scenario. L’Inter è arrivata sì a un punto dalla Juve, ma sperperando una grande occasione, gettando punti pesantissimi in casa con Sassuolo, Bologna e Fiorentina. Ma soprattutto ha già fatto le spese, dopo un solo anno, del lato B di Antonio Conte, quello che l’ha sempre visto andare sopra le righe in tutte le realtà in cui ha lavorato. Gettando di nuovo il club nei tormenti della panchina, della scelta tra confermare il bizzoso leccese o esplorare strade nuove. Il Milan, trascinato da Ibra e rimodellato da Pioli, si è scoperto invece miglior squadra del post lockdown (30 punti su 36 disponibili), riconquistando l’Europa ma soprattutto scoprendo il futuro in casa e riponendo nel cassetto la rivoluzione Rangnick. Con la coraggiosa conferma di Pioli, il normal one che non ha mai alzato i toni e attaccato la società, nemmeno quando ne avrebbe avuto pieno diritto. Ogni tanto paga più la sobrietà dell’arroganza.

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