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  • Ritorno alla Dad? Favorevoli 2 studenti su 3. Troppi problemi con gli ingressi differiti
    by Tgcom24 on Ottobre 23, 2020 at 1:07 pm

    La scuola a distanza non si è mai fermata del tutto Forse perché, nel primo mese di scuola, in tantissimi si sono già abituati a convivere con delle forme di didattica digitale integrata. Basta incrociare un paio di dati. Sembra infatti notevole la percentuale – si tocca quota 60% – dei ragazzi che si stanno dividendo tra aula e casa: il 33% alternandosi con i compagni (alcuni vanno in classe, altri seguono da casa), il 27% muovendosi in blocco tra lezioni dal vivo e scuola digitale (a seconda dei giorni). Ma, entrando nel dettaglio, si scopre che il 70% di loro frequenta un istituto che sin dall’inizio dell’anno ha sfruttato la possibilità di svolgere una parte della didattica online è che ora sta solo proseguendo con le stesse modalità. Per un altro 14%, sinora, la Dad è stata intermittente ma il nuovo Dpcm e le ordinanze regionali ne hanno accelerato (o imposto) l’adozione. Appena il 16% si è ritrovato a svolgere – in tutto o in parte – scuola da casa solo all’indomani del decreto.   Ingressi dalle 9 e turni pomeridiani? Non risolverebbero nulla Per ora, invece, diverse Regioni non sembrano voler aprire alla possibilità di far entrare a scuola più tardi – dalle ore 9:00 in poi – gli studenti delle superiori, per tentare di evitare l’affollamento sui mezzi pubblici e all’ingresso degli istituti. E i ragazzi, come anticipato, ringraziano: per la maggior parte di loro (53%) l’entrata differita significherebbe soprattutto uscire più tardi da scuola, cosa di cui farebbero volentieri a meno. Ancora peggio se – come scritto tra le righe del Dpcm del 18 ottobre – gli istituti passassero alle lezioni pomeridiane (in presenza): l’83% è fermamente contrario.   Il nodo trasporti resta irrisolto Ostilità nei confronti degli ingressi ritardati che, nell’ottica dei ragazzi, poggia le basi su argomentazioni solide: la difficoltà negli spostamenti e, tutto sommato, l’inutilità di soluzioni simili. Ad esempio, per i due terzi (65%) degli studenti che utilizzano il trasporto pubblico per andare a scuola, l’idea di spostare la prima campanella dopo le 9 non sarebbe risolutiva: dovrebbero partire comunque prima da casa perché gli orari dei mezzi non coincidono con quelli di scuola. Inoltre, per chi attualmente è costretto a salire su mezzi affollati (stiamo parlando di più di 7 ragazzi su 10), non si raggiungerebbe l’obiettivo: nell’80% dei casi i compagni di viaggio sono quasi esclusivamente altri studenti. Qualche problema, però, lo avrebbe pure chi viene accompagnato: per 6 su 10 vorrebbe dire non poter più contare sul passaggio di genitori e parenti.   La stretta nelle ore notturne? Poco efficace, ma sempre meglio del lockdown Ma il sondaggio è stata anche l’occasione per capire come i più giovani stanno digerendo le nuove norme del Dpcm. La stroncatura è abbastanza netta. La chiusura anticipata dei locali? Per più di 8 su 10 non produrrà gli effetti sperati: si troveranno soluzioni alternative per divertirsi (in casa, per strada, ecc.); solo al 18% sta facendo passare la voglia di uscire. Inutile – per il 53% – anche un coprifuoco generalizzato (però per il 47% ridurrebbe la circolazione del virus). Più efficaci, semmai, dei divieti mirati nei quartieri della movida: per la maggioranza (62%) funzionerebbero meglio. La cosa che più li spaventa? L’ipotesi di un nuovo lockdown totale: il 33% confessa infatti che, stando nuovamente chiuso a casa,  potrebbe “impazzire”. Mentre il 18% dice che, dopo essere tornato alla vita normale, sarebbe complicato tornare indietro. Più paziente quel 28% che accetterebbe una decisione del genere, ma solo se durasse poco tempo. A conti fatti, solamente per il 21% è l’unica vera arma a disposizione per combattere la nuova ondata di contagi.  

  • Scuola, sindaci contro governatori per la dad
    by Tgcom24 on Ottobre 22, 2020 at 6:51 pm
  • Scuola, concorsone e polemiche
    by Tgcom24 on Ottobre 22, 2020 at 6:50 pm
  • Galimberti (sindaco di Varese): “Scuola, abbinare didattica in presenza e Dad”
    by Tgcom24 on Ottobre 22, 2020 at 2:07 pm
  • Scuola, concorso straordinario docenti: riflettori puntati sul protocollo di sicurezza anti-Covid
    by Tgcom24 on Ottobre 22, 2020 at 12:34 pm

    Il Protocollo di sicurezza per il concorso straordinario docenti Il concorso, che prevede il reclutamento di 32.000 docenti ‘precari’ e al quale si sono iscritti 64.563 candidate e candidati, è iniziato giovedì 22 ottobre 2020. Tuttavia questo non sarà l’unico giorno in cui le prove avranno luogo. Infatti i candidati sono stati suddivisi per classi di concorso e su più giornate. Le selezioni, dunque, andranno avanti fino al prossimo 16 novembre; per avere un numero di partecipanti limitato ogni giorno e lavorare così in massima sicurezza. Con un protocollo che prevede, soprattutto: misurazione della temperatura all’ingresso, obbligo di indossare sempre e correttamente la mascherina, nessun assembramento e rispetto della distanza di sicurezza. Inoltre, coloro che sono in quarantena o che hanno una temperatura corporea superiore al limite indicato, non saranno ammessi alla prova. E, come già avvenuto con i test d’ingresso per le università, per ora non è prevista la possibilità di una prova suppletiva. Infine, tutti i candidati dovranno compilare e consegnare anche una speciale autocertificazione specifica per questo concorso.   Concorso straordinario docenti: come sarà la prova? Dalle ore 8 sono 1.645 candidati i candidati che stanno affrontando il concorso, suddivisi in 171 aule distribuite su tutto il territorio nazionale, con una media di 10 candidati per classe. Questo per garantire sempre il massimo distanziamento e la massima sicurezza. La prova sarà computer based (svolta al pc) e durerà 150 minuti. Per i posti comuni, sono previsti cinque quesiti a risposta aperta relativi a conoscenze e competenze disciplinari e didattico-metodologiche sulla materia di insegnamento. Segue un quesito composto da un testo in lingua inglese, con cinque domande a risposta aperta volte a verificare la capacità di comprensione del testo al livello B2. Per i posti di sostegno, invece, sono previsti cinque quesiti a risposta aperta, finalizzati all’accertamento delle metodologie didattiche da applicare alle diverse tipologie di disabilità e a valutare le conoscenze dei contenuti e delle procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Presente, anche qui, un quesito composto da un testo in lingua inglese, con cinque domande a risposta aperta volte a verificare la capacità di comprensione del testo al livello B2.