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  • L’Italia? Per i giovani è un posto sempre meno sicuro: per 1 su 3 cose peggiorate nell’ultimo anno
    by Tgcom24 on Luglio 22, 2021 at 1:48 pm

    Il senso di insicurezza aumenta nelle regioni del Sud – In termini generali, oltre 7 ragazzi su 10 (che diventano 8 al Sud) pensano che l’Italia sia attualmente un posto in cui si possa facilmente finire nel mirino di qualche malintenzionato. Il 35% – che sale al 44% nelle regioni del Sud – vede questo stato di cose in atto da parecchio tempo. Preoccupa che il dato, rispetto alla medesima rilevazione nel 2019, sia cresciuto di circa dieci punti percentuale. A questi si aggiunge, poi, un 36% che è convinto che le cose siano peggiorate proprio nell’ultimo periodo. Pericoli che, spesso, secondo molti arrivano fino a sotto casa: quasi 1 su 4 giudica “basso” se non addirittura “molto basso” il livello di sicurezza del luogo – paese, città, quartiere – in cui abita; col solito picco nel Mezzogiorno, dove si sfora quota 30%.   Anche per questo motivo, i ragazzi non sembrano essere spaventati dalla sempre maggiore diffusione delle telecamere di videosorveglianza nei luoghi pubblici: per il 43% rappresentano un “must have” per proteggere la sicurezza collettiva e prevenire i reati, mentre il 48% approva seguendo l’adagio “male non fare, paura non avere”. A conti fatti, dunque, 9 su 10 accettano di buon grado questo compromesso tra privacy e sicurezza.    Proteggere la casa è una priorità – La ricerca di sicurezza delle nuove generazioni, però, non è rivolta solo all’esterno degli ambienti domestici ma soprattutto all’interno delle abitazioni. E già pianificano una strategia di difesa per quando avranno una propria casa; dal momento che praticamente tutti vivono con i genitori. In base ai dati raccolti dall’indagine di Skuola.net e Verisure, infatti, il 63% (quasi 2 su 3) proiettandosi in avanti vorrebbe dotarsi di un sistema di sicurezza; anzi, il 32% è sicuro che lo farà. A cui potrebbe aggregarsi un altro 26% che valuterebbe tale opzione se il luogo in cui andrà ad abitare si dovesse rivelare poco sicuro. Appena 1 su 10 ci rinuncerebbe a prescindere. Per ora, invece, devono accontentarsi delle decisioni prese dall’alto, dalla famiglia. Che non garantiscono a tutti la copertura che vorrebbero. In base a quanto raccontano i ragazzi, attualmente, meno di 1 su 2 ha attrezzato la casa con qualche dispositivo d’allarme o anti effrazione. Il motivo per cui gli altri non lo hanno fatto? Il fattore economico è determinante fino a un certo punto: solo il 20% chiama in ballo le scarse finanze; quasi sempre è semplicemente perché non ci si pone il problema, come se fosse lontano da loro.   Se i ragazzi diventano ‘alleati’ dei malintenzionati – E sempre rimanendo in ambito familiare, dove c’è tecnologia i più giovani diventano protagonisti attivi. Così accade che, se in casa è installato un sistema di videosorveglianza, circa 1 su 3 collabora con i genitori alla supervisione dei filmati. Un’ottima occasione di redenzione, visto che anche questa edizione dell’Osservatorio di Skuola.net e Verisure emerge una preoccupante abitudine, soprattutto in vista delle vacanze estive: la sovraesposizione online, soprattutto sui social network. Ad esempio, quasi 1 ragazzo su 2 si geolocalizza quando arriva a destinazione e 4 su 10 confessano di raccontare online i dettagli delle proprie vacanze. Questo nonostante più di 2 su 3 siano consapevoli che tali comportamenti potrebbero fare il ‘gioco’ dei ladri. Per fortuna, però, queste abitudini sembrano in una fase calante: rispetto alla precedente indagine, il diario social perde l’11% di adepti, le geolocalizzazioni registrano un confortante -6%.   “L’Osservatorio ‘Giovani e Sicurezza’ – commenta Stefan Konrad, Managing Director di Verisure Italia – è per noi molto importante perché, da sempre, ascoltiamo i bisogni dei clienti per guidare la nostra innovazione. Ascoltare le nuove generazioni ci aiuta a costruire il futuro della sicurezza di cui hanno bisogno perché saranno proprio loro i nostri clienti del futuro. Non solo, per un’azienda in rapida crescita come la nostra, i giovani saranno i nostri talenti del futuro, i professionisti che stiamo cercando”.  

  • Niente alloggi agli studenti non vaccinati: la decisione dell’Università Statale di Milano
    by Tgcom24 on Luglio 20, 2021 at 1:53 pm

    Niente vaccino, niente alloggio Una doccia fredda per quegli studenti fuori sede che, a meno di due mesi all’inizio dell’anno accademico 2021/2022, stavano già organizzando il rientro nella città in cui sono iscritti all’università. Fermo restando che, anche quest’anno, l’accesso alle assegnazioni – usufruendo così di un costo ridotto – sarà consentito solo a chi rispetta determinati requisiti di merito e di reddito, con la recente evoluzione della situazione epidemiologica il regolamento dell’ateneo milanese ha subìto un’aggiunta di non poco conto: uno studente universitario potrà richiedere il beneficio solo se “in possesso della certificazione di avvenuta vaccinazione Covid-19”. Chi non è vaccinato è dunque escluso e non può rientrare nella graduatoria finale che dà ai vincitori il diritto a un posto alloggio ad un costo annuo complessivo di soli 2750 euro, contro una tariffa annua unica non agevolata di 3.850 euro per chi rispetta solo il requisito di merito.   Le camere doppie diventano singole  L’ateneo, in totale, offre agli studenti fuori sede circa 615 posti alloggio. Anche su questo, però, ci sarà un cambiamento: considerata l’emergenza sanitaria, infatti, le camere doppie saranno assegnate a uso singolo. Con gli studenti che hanno intenzione di richiedere un posto alloggio che dovranno compilare la domanda entro il mese di settembre. Tempi più comodi, invece, per l’acquisizione della certificazione vaccinale: andrà prodotta entro il 31 dicembre.

  • Vaccini, trasporti, distanziamento: i punti principali da chiarire a due mesi dal rientro a scuola
    by Tgcom24 on Luglio 19, 2021 at 3:12 pm

    Centrale la campagna vaccinale Partiamo dall’aspetto in cima alla lista delle priorità: la vaccinazione. Che secondo gli esperti “costituisce, ad oggi – si legge nell’estratto del verbale della riunione del 12 luglio 2021 del Comitato Tecnico Scientifico – la misura di prevenzione pubblica fondamentale per contenere la diffusione della SARS-CoV-2. È essenziale, per evitare di dover rinunciare alla didattica in presenza, oltre che alle altre attività di socializzazione in ambiente scolastico, e nel contempo impedire che si generino focolai di infezione, promuovere la vaccinazione nella scuola, tanto del personale scolastico (docente e non docente), quanto degli studenti.” Dunque, la posizione del Cts, in linea con quella dell’esecutivo è la seguente: accompagnare quante più persone saranno coinvolte nella riapertura delle scuole verso la vaccinazione, senza però introdurre alcun obbligo, come più volte ribadito dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. In particolar modo, preoccupano gli studenti, per i quali le vaccinazioni sono aperte da pochi mesi; inoltre è da tenere a mente che tra i ragazzi sotto i 12 anni la somministrazione non è ancora partita. Mentre tra i 12 e i 18 anni, su un platea di 4.627.514, hanno ricevuto la prima dose il 24% e la seconda solo l’8,11% (dati aggiornati al 16 luglio 2021). Guardando poi al personale scolastico, il quale tra stop&go ha visto aprire e chiudere le prenotazioni per il vaccino varie volte, sono ancora più di 211mila i latitanti che non hanno ricevuto neanche una dose.   Distanziamento: obbligatorio o facoltativo? Sulla questione distanziamento, sbirciando nuovamente nel verbale del Cts, si legge come “il Cts ritiene assolutamente necessario dare priorità alla didattica in presenza per l’anno scolastico 2021/2022”. Ma questo come si traduce nell’atto pratico? Ebbene, da una parte il gruppo di esperti, medici e scienziati consiglia caldamente, laddove possibile in termini di condizioni strutturali-logistiche esistenti nei presidi scolastici, prestando attenzione a evitare di penalizzare la didattica in presenza, di mantenere il distanziamento interpersonale in posizione seduta. Lo stesso Cts, però, avverte che “laddove non sia possibile mantenere il distanziamento fisico per la riapertura delle scuole, resta fondamentale mantenere le altre misure non farmacologiche di prevenzione, ivi incluso l’obbligo di indossare nei locali chiusi mascherine di tipo chirurgico.” Quindi, interpretando quanto scritto, il distanziamento non sarà più requisito imprescindibile per la riapertura delle scuole, ma con mascherine, protezioni e misure di prevenzione, i ragazzi potranno comunque tornare a popolare le loro classi dall’inizio dell’anno scolastico 2021/2022.   Classi pollaio: un problema irrisolvibile? Il problema del non poter mantenere il distanziamento è senza dubbio da imputare, nella maggior parte dei casi, a situazioni soprannominate “classi pollaio”, ovvero quegli ambienti troppo stretti per ospitare un elevato numero di ragazzi. Di questo Skuola.net ha già discusso qualche settimana fa con Cristina Costarelli, Dirigente scolastica del Liceo Newton di Roma e vicepresidente ANP Lazio, che ha spiegato in modo semplice come mai gli studenti si ritrovano in aule piccole e affollate: “Non siamo noi scuole a formare le classi numerose – ha sottolineato la preside – La procedura è che noi scuole inviamo i nostri dati agli uffici territoriali e provinciali con un’ipotesi di formazione delle classi. Questa ipotesi, come accennato, è basata sulla normativa nazionale sopra citata, in cui si prevede che – per le scuole superiori – le prime classi possano essere avviate con un numero minimo di 27 alunni. Le scuole considerano il numero totale delle iscrizioni, lo dividono per il quoziente 27 (nel quale interviene anche il tasso di ripetenza) e fanno una pianificazione delle classi. Questa poi viene inviata all’ATP. Se non si rispetta il parametro nazionale, l’ATP (Ambiti Territoriali delle Province,ndr) non autorizza le classi. Va da sé che le classi pollaio vengono generate da una normativa nazionale che non è stata assolutamente modificata né derogata dalla situazione Covid. Quindi ripartiamo nel 2022, così come eravamo nel 2021, così come siamo dal 2009.” Dunque, le scuole non hanno potere in merito alla decisione di creare o meno classi numerose, inoltre, non essendoci stata nessuna delega, le nuove classi che partiranno proprio a settembre 2021 saranno numerose come tutte quelle che le hanno precedute.   Trasporti: ancora niente di deciso Un’altra protagonista di polemiche legate al mondo scolastico avvenute lo scorso anno è senza dubbio la questione trasporti. Ad oggi, su questo, si naviga a vista. Il Ministero della Mobilità sostenibile, secondo alcune voci di corridoio, sarebbe in attesa di chiarimenti dal Cts per poi, probabilmente, inviare una circolare ai prefetti che – a detta del ministro Bianchi – avranno ancora un ruolo centrale con i tavoli di coordinamento che lo scorso anno hanno partorito i piani di trasporto. A intervenire sul tema anche il presidente di Asstra (Associazione Trasporti), Andrea Gibelli, che al Fatto ha dichiarato: “I mezzi pubblici sono luoghi dove l’utilizzo dei dispositivi, quali le mascherine, è regolato dalle disposizioni governative. È quindi buona norma di sicurezza pubblica continuare a indossare le mascherine a bordo dei mezzi di trasporto, anche a settembre. Siamo confidenti che il prosieguo, e speriamo l’intensificazione, della campagna vaccinale insieme all’uso della mascherina, la continua areazione e la sanificazione dei mezzi possano riportare la capacità di carico dei mezzi almeno all’80%”.   Esistono nuovi strumenti contro il Covid? Anche l’Istituto Superiore di Sanità, infine, ha voluto dare alcune soluzioni pratiche per il rientro tra i banchi: rilevatori di anidride carbonica, areazione, microfoni per gli insegnanti, screening periodici su studenti e personale scolastico con priorità a chi non è ancora stato vaccinato. In aggiunta verranno mantenute mascherine e distanziamento, dove possibile. La vera novità è quindi rappresentata dai microfoni per gli insegnanti. Con la variante Delta, il 60% più trasmissibile rispetto Alfa, bastano meno particelle per il contagio; per questo nelle scuole viene suggerito agli insegnanti, che devono tenere un tono di voce alto per spiegare, di utilizzare microfoni così da poter abbassare la voce ed emettere meno aerosol. Tuttavia, un elemento rimane ancora complicato da risolvere: la questione della ventilazione negli istituti. I dubbi rimangono soprattutto alla luce del fatto che poche scuole sono dotate di impianti di ventilazione meccanica che possono ridurre il rischio. Un importante aiuto può arrivare dai rilevatori di anidride carbonica che monitorano costantemente la qualità dell’aria (misurata in ppm, parti per milioni). I sensori di anidride carbonica funzionano come i semafori: luce verde, gialla e rossa in base alla concentrazione di CO2 nell’aria con valori tarati ad hoc per ogni ambiente. In questo modo, l’insegnante può intervenire spalancando le finestre quando scatta il rosso fino al ritorno a valori accettabili. Per ora sono solo ipotesi: nulla è ancora certo, e non sappiamo quando e come tutto ciò potrà arrivare effettivamente nelle aule di tutta Italia in tempo per la ripartenza.

  • Università, ecco quali sono le migliori nel 2021: la classifica del Censis
    by Tgcom24 on Luglio 19, 2021 at 1:00 pm

    I migliori atenei statali in Italia 2021 – Mega Tra gli atenei statali con oltre 40.000 iscritti, definiti dal Censis “Mega”, ripetono la performance positiva dello scorso anno piazzandosi al primo e al secondo posto, rispettivamente, l’Università di Bologna (con un punteggio complessivo pari a 91,8) e l’Università di Padova (88,7). Seguono, scambiandosi le posizioni del 2020, La Sapienza di Roma, che con un punteggio di 85,5 sale dal quarto al terzo posto, e l’Università di Firenze, che retrocede dal terzo al quarto, riportando il valore complessivo di 85,0. Stabile in quinta posizione l’Università di Pisa, con 84,8 punti, cui segue l’Università di Torino, che si riprende una posizione in graduatoria (82,8). Ultima tra i mega atenei statali è l’Università di Napoli Federico II (73,5), preceduta dall’Università di Bari in penultima posizione (79,5).   I migliori atenei statali in Italia 2021 – Grandi L’Università di Perugia mantiene la prima posizione tra gli atenei statali da 20.000 a 40.000 iscritti. Ottiene, infatti, un punteggio complessivo di 93,3. Sale di sei posizioni l’Università di Salerno (91,8), che passa dall’ottavo al secondo posto, mentre arretra di una posizione l’Università di Pavia (91,2), che scende in terza posizione. Stabile al quarto posto l’Università della Calabria (90,2), cui segue al quinto posto con un punteggio di 89,7 l’Università di Venezia Ca’ Foscari, che quest’anno compie il salto dimensionale dai medi ai grandi atenei statali. Chiudono la classifica l’Università di Messina (76,5), di Chieti e Pescara (78,3) e di Catania (78,5).   I migliori atenei statali in Italia 2021 – Medi Anche quest’anno l’Università di Trento è prima nella classifica tra le università da 10.000 a 20.000 iscritti, con un punteggio pari a 97,3. L’incremento di 16 punti dell’indicatore internazionalizzazione garantisce all’ateneo il mantenimento della posizione di vertice. L’Università di Siena (94,0) scala una posizione e si colloca al secondo posto, scavalcando l’Università di Sassari (92,8), che retrocede in terza, a pari merito con l’Università di Udine, che avanza di tre posizioni, grazie ai 18 punti guadagnati per l’indicatore comunicazione e servizi digitali. La quarta posizione è mantenuta dall’altro ateneo friulano, l’Università di Trieste (92,0). Stabile, in quinta posizione, l’Università Politecnica delle Marche (91,3). Sale invece di tre posizioni l’Università del Salento (87,7), che grazie alla crescita degli indicatori servizi, internazionalizzazione e occupabilità è sesta in graduatoria. Chiudono il ranking, all’ultimo, penultimo e terzultimo posto, l’Università di Napoli L’Orientale (77,8), l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro (78,7) e l’Università dell’Aquila (80,7).   I migliori atenei statali in Italia 2021 – Piccoli Nella classifica delle università che contano fino a 10.000 iscritti difende la prima posizione l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 98,2, seguita da un altro ateneo marchigiano, l’Università di Macerata, che totalizza 86,5 punti e che per classe dimensionale non si colloca più tra i medi atenei statali. Scalano la classifica due atenei laziali, l’Università di Cassino (84,7) e l’Università della Tuscia (84,3), e un ateneo campano, l’Università del Sannio (84,0), che grazie alle posizioni guadagnate si collocano al terzo, quarto e quinto posto della classifica, riportando un incremento trasversale in tutte le famiglie di indicatori. Chiude la classifica dei piccoli atenei statali l’Università del Molise (75,5).   Classifica Censis 2021: i migliori Politecnici La classifica dei politecnici è guidata anche quest’anno dal Politecnico di Milano (con 93,3 punti); al secondo posto c’è lo Iuav di Venezia (90,3) e al terzo (ma quasi a pari merito) il Politecnico di Torino (90,2), seguito dal Politecnico di Bari (86,0), che chiude la classifica.   Le migliori università private in Italia 2021 Tra i grandi atenei non statali (con almeno 10.000 iscritti) è in prima posizione anche quest’anno l’Università Bocconi (96,2), seguita dall’Università Cattolica (80,2). Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) è la Luiss a collocarsi in prima posizione, con un punteggio pari a 94,2, seguita dalla Lumsa (85,8). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice della classifica (con un punteggio di 101,0), seguita in seconda posizione dall’Università di Roma Europea (91,2), dall’Università Lum Jean Monnet (75,0) e dall’Università di Enna Kore (76,2).

  • Green Pass per i docenti, mascherine e distanziamento facoltativo: le ipotesi per il ritorno in classe di settembre
    by Tgcom24 on Luglio 16, 2021 at 2:04 pm

    Vaccinare il più possibile Come riportano alcune indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera, anche gli scienziati avrebbero messo tra le priorità il ritorno alla scuola in presenza, limitando le eventuali chiusure solo ai casi di effettiva emergenza. Un tentativo di ripartenza che, però, dovrà essere fatto il più possibile in sicurezza. La via maestra individuata, a quanto pare, è quella della vaccinazione completa sia del personale scolastico che degli studenti. Anche se, sull’obbligo vaccinale il CTS non si esprime – lo stesso Ministero dell’Istruzione pare intenzionato a non scommetterci più di tanto – ma insiste comunque che la somministrazione del vaccino a tutti i protagonisti della scuola sia un passaggio chiave per il ritorno alla normalità. Per questo, secondo gli esperti, nelle prossime settimane sarà necessario fare tutto il possibile per raggiungere un’elevata copertura vaccinale, soprattutto nelle Regioni dove si registrano livelli inferiori alla media.   Ipotesi Green Pass per i docenti Un modo per spingere su questo tasto, da un lato incentivando la vaccinazione (specie degli insegnanti) e dall’altro assicurando che gli ambienti scolastici siano al riparo dalla circolazione del virus, per gli esperti potrebbe essere l’introduzione del Green Pass per docenti e personale Ata. Una proposta in tal senso sembra sia stata formalizzata al Ministero, che comunque avrà l’ultima parola. E gli altri adulti non vaccinati? Loro, in base alle indicazioni del CTS, potrebbero dover presentare un tampone per entrare a scuola.    In aula anche senza distanziamento, c’è la mascherina Qualche aggiornamento del protocollo è stato suggerito anche per quanto riguarda l’obbligo di mascherina e il distanziamento tra gli alunni, misure introdotte lo scorso anno dal CTS. Pur ribadendo che la distanza minima tra gli studenti andrà rispettata, laddove ciò non potrà essere fatto, perché gli spazi fisici non lo consentono, secondo gli esperti basterà accertarsi che tutti i presenti in classe indossino la mascherina. Nella bozza di parere, infatti, gli scienziati autorizzano i presidi a essere più elastici nella disposizione dei banchi: distanza e mascherina, se si è seduti al banco, potrebbero essere alternativi. Un espediente per aggirare il problema del sovraffollamento delle aule, vero nervo scoperto per molti istituti. Anche se la mascherina rimane la barriera principale anche per i non vaccinati. Mentre, molto probabilmente, verranno mantenute invariate le procedure da seguire in caso di contagi a scuola, ovvero il rientro a casa della persona con sintomi e l’avvio della procedura di contact tracing con la Asl.