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  • Una resistenza civile, politica e democratica contro gli sfascisti di governo e di opposizione
    by Christian Rocca on Agosto 4, 2020 at 4:00 am

    Ci aspettavamo una stagione di progetti, di idee e di strategie per far ripartire il paese dopo il Covid, l’ultima spiaggia per evitare il default sociale, ma i populisti di Conte e i sovranisti cialtroni, con la complicità del Pd, si occupano di fare polemiche sciocche e ci trascinano dritti verso il fallimento L’articolo Una resistenza civile, politica e democratica contro gli sfascisti di governo e di opposizione proviene da Linkiesta.it.

  • Suggerimenti per una leadership di più alto profilo
    by Luigi Sanlorenzo on Agosto 4, 2020 at 4:00 am

    L’esercizio della facoltà di decidere per sé e per gli altri può avere un solo metro di valutazione realmente efficace: deve contribuire a rendere migliore il presente e il futuro della collettività e dei singoli individui L’articolo Suggerimenti per una leadership di più alto profilo proviene da Linkiesta.it.

  • Goffredo Bettini vuole un Pd che viaggi verso un altrove che non c’è
    by Beppe Facchetti on Agosto 3, 2020 at 4:00 am

    Quello che ormai si è capito essere il vero capo dei dem dice che i grillini sono populisti buoni, addomesticati per merito del partito, e perciò l’integrazione con loro viene naturale, ma solo per superarli. Provi a spiegarlo a Gori, Bonaccini, Sala, Nardella, solo per fare qualche nome L’articolo Goffredo Bettini vuole un Pd che viaggi verso un altrove che non c’è proviene da Linkiesta.it.

  • Il Pd non sa che fare nemmeno sul referendum sul taglio dei parlamentari
    by Mario Lavia on Agosto 3, 2020 at 4:00 am

    Dopo aver votato tre volte contro in Parlamento, e poi averlo accettato nel programma di governo a condizione che venissero approvato dei contrappesi, adesso il partito di Zingaretti è diviso tra chi difende l’alleanza, chi pensa sia un pericolo per la democrazia (con Bettini in mezzo) e chi voterà No. In attesa di Prodi L’articolo Il Pd non sa che fare nemmeno sul referendum sul taglio dei parlamentari proviene da Linkiesta.it.

  • Il programma politico della destra è la Paura (e noi non sappiamo cosa fare)
    by Fulvio Abbate on Agosto 3, 2020 at 4:00 am

    Il pericolo sistematicamente suggerito da Salvini e Meloni all’elettorato potenziale è una minaccia assoluta, senza la quale il blocco nazional-sovranista non esisterebbe. Se a questo messaggio facile e immediato si aggiungono le Tasse, la difesa della roba, il combustibile diventa addirittura terrore L’articolo Il programma politico della destra è la Paura (e noi non sappiamo cosa fare) proviene da Linkiesta.it.

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  • Giustizia, Pd: riforma Csm tappa per recupero credibilità magistratura
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 9:00 pm
  • Autostrade, verso lo stop a trattativa con Cdp: “Concrete difficoltà”
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 5:43 pm

    Si complica quindi la vicenda Autostrade, all’indomani dell’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio di Genova (oggi passato in gestione proprio ad Aspi) con il premier Conte che lodava la soluzione trovata, la holding dei Benetton Atlantia dichiara che la trattativa con Cdp rischia di non andare in porto. “Pur considerando le nuove proposte formulate nel mese di luglio 2020 da Autostrade per l’Italia e Atlantia e la disponibilità manifestata anche da parte del governo di voler giungere ad accordo permangono significative incertezze principalmente riconducibili ai contenuti, alle modalità e ai tempi di attuazione per addivenire alla conclusione degli accordi”. E’ quanto scrive Atlantia nella nota che presenta i risultati del gruppo per il primo semestre.      Il nodo del prezzo – La soluzione proposta dal governo prevedeva un ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Aspi grazie ad un aumento di capitale che avrebbe portato Atlantia dall’attuale 88% ad un 12%. Ma sarebbe sulla valorizzazione di Aspi che si è fermato tutto. E quindi ecco perché Atlantia esce allo scoperto e annuncia alternative all’accordo firmato con Conte.    Due le soluzioni proposte – Pur “restando ferma la volontà di Atlantia “di dare corso a quanto delineato nella lettera del 14 luglio 2020, il cda ha ritenuto di dover individuare – con spirito di buona fede – anche soluzioni alternative idonee comunque a giungere a una separazione tra la società ed Autostrade per l’Italia, che diano certezza al mercato, sia in termini di tempi che di trasparenza, nonché della irrinunciabile tutela dei diritti di tutti gli investitori e stakeholders coinvolti”. Così scrive il cda ed è sulla “tutela di investitori e stakeholders” che si capisce come il nodo sia appunto la valorizzazione. In una seconda missiva, con la data di oggi, due diverse proposte. Due le ipotesi: la prima una “vendita tramite un processo competitivo internazionale gestito da advisor indipendenti dell’intera quota dell’88% detenuta in Aspi, al quale potrà partecipare Cdp congiuntamente ad altri investitori istituzionali”. La seconda proposta consiste invece in un altro meccanismo di cessione con la “scissione parziale o proporzionale di una quota fino all’88” di Aspi mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in  borsa creando quindi una public company contendibile”.    Benetton pronti a vendere al migliore offerente – “In particolare – spiega ancora Atlantia -, il consiglio di amministrazione ha deliberato la possibilità di procedere: alla vendita tramite un processo competitivo internazionale – gestito da advisor indipendenti – dell’intera quota dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia, al quale potrà partecipare Cdp congiuntamente ad altri investitori istituzionali di suo gradimento, come già ipotizzato nella lettera”. Oppure, “alla scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company contendibile”. Le due operazioni “potranno essere condotte da Atlantia in parallelo, fino ad un certo punto”, scrive Atlantia. E per questo è stato convocato un cda straordinario per il 3 settembre nel quale sarà votato il progetto di scissione della quota di Autostrade in una nuova società.

  • Di Battista, papà per la seconda volta
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 5:15 pm
  • Mattarella: “La leale collaborazione Stato-Regioni è un caposaldo”
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 3:40 pm
  • Dl agosto, spunta il bonus ristoranti: rimborsato il 20% del conto
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 11:45 am

    Lo stanziamento per coprire la spesa si aggirerebbe attorno al miliardo. Il bonus, su cui stanno lavorando i viceministri Laura Castelli e Stefano Buffagni, si applicherebbe alle spese da settembre a dicembre e il meccanismo di ristoro potrebbe anche essere mensile. Tra le ipotesi allo studio anche quella di aumentare il rimborso per le spese nei centri storici.   A Londra lo sconto è fino al 50% – Un’idea, quella dello sconto sullo scontrino, già applicata in Gran Bretagna con il programma “Eat out to help out”. Un taglio fino al 50% per i pasti consumati nei ristoranti, a spese del Tesoro. Questo per incentivare la gente a tornare a mangiare fuori dopo il lockdown per il coronavirus. L’incentivo è utilizzabile solo nei locali aderenti e per il mese di agosto (dal lunedì al mercoledì). Dal bonus sono escluse le bevande alcoliche il massimo utilizzabile a persona per ogni singolo scontrino è 10 sterline.   Sconti anche su moda e arredo, no e-commerce Al vaglio del governo c’è anche la proposta del sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Alessia Morani, che prevede uno sconto per il cliente subito, al momento dell’acquisto (che poi lo Stato rimborsa al negoziante entro un termine massimo di un mese) in particolari settori: quelli della casa (per l’acquisto di beni come mobili, arredi, elettrodomestici) e dell’abbigliamento e calzature, oltre a bar e ristoranti. I bonus riguardano gli acquisti fatti “di persona”: è quindi escluso l’e-commerce. L’ipotesi sarebbe quella di garantire sconti dal 10% al 20% a seconda del settore merceologico, con un budget massimo a persona in fase di definizione. I benefit sarebbero finanziati con un fondo da circa 2 miliardi di euro. 

  • “Il governo umilia i nostri marò”, e la Meloni ora inchioda Conte
    by Federico Garau on Agosto 4, 2020 at 7:33 pm

    Federico Garau Dopo lo sfogo di Latorre, che spiega come le autorità indiane stiano continuando ad esercitare la propria autorità malgrado la sentenza della Corte permanente di arbitrato, Giorgia Meloni attacca il governo: “Marò ancora costretti a subire umiliazioni” Deciso intervento di Giorgia Meloni, che bacchetta duramente il governo prendendo le parti del marò Massimiliano Latorre, finito insieme al commilitone Salvatore Girone al centro del tanto discusso caso dell’Enrica Lexie. Accusati di aver ucciso al largo della costa del Kerala due uomini a bordo di un peschereccio indiano (era il 15 febbraio 2012), i due militari stanno da tempo combattendo una vera e propria battaglia legale che non accenna a concludersi. Lo scorso 2 luglio i giudici della Corte permanente di arbitrato hanno concesso ai militari l’immunità funzionale, in quanto i due soldati, al momento della tragedia, si trovavano impegnati in una missione per conto dello Stato italiano. A quanto pare, tuttavia, i giudici indiani starebbero ancora sottoponendo i marò alle proprie prescrizioni, pur non avendone più l’autorità. A raccontare i fatti, in uno sfogo su Facebook, è proprio Massimiliano Latorre. [[nodo 1874648]] “Il 2 luglio 2020, la Corte Arbitrale dell’Aja, si è espressa attribuendo l’Immunità funzionale ai 2 #Fucilieri di Marina sul caso #Enrica Lexie, di fatto l’India non ha più alcuna autorità sugli stessi”, spiega il marò. “Bene, in realtà domani 5 agosto 2020, dovrò nuovamente recarmi presso i carabinieri per apporre la firma sul registro e lo stesso sarà inviato alle autorità indiane, attestando di fatto di essere ancora sotto la loro giurisdizione e nonostante da oltre un mese la corte ha sancito l’illegittimità delle pretese dell’India e delle misure da essa adottate ordinandone decadenza immediata restano, di fatto, in vigore questa e tutte le altre restrizioni”. L’amarezza di Latorre è tanta, ed in preda allo sconforto l’uomo si rivolge direttamente allo Stato italiano. “Mi sento ancora una volta umiliato come militare e come uomo, nonostante mi sia rivolto alla parte politica per chiedere indicazioni sulla linea da tenere, e stanco del silenzio e delle assenze da parte di chi ha divulgato questa sentenza come una vittoria assoluta”, continua, “Quindi, domani , essendo un Militare ed avendo dato la mia parola, nuovamente eseguirò gli ordini, ma mi chiedo, per quanto altro tempo bisognerà sopportare queste gratuite ingiustizie?”. [[nodo 1874883]] Dopo la sentenza della Corte Arbitrale dell’Aja l’India non ha più autorità sui due soldati, come spiega anche il professore emerito di diritto internazionale all’università Luiss Natalino Ronzitti. “Sarebbe verosimilmente necessario un atto del Governo italiano che ponga fine alle restrizioni”, dichiara il dottor Ronzitti, come riportato da “AdnKronos”. “La sentenza dell’Aja è immediatamente esecutiva, fa dunque fede e ha valore nell’ordinamento italiano. Credo che sia dunque un problema italiano. Se Latorre continua a firmare cosa stiamo facendo? Non diamo attuazione a questa sentenza? Basterebbe un atto amministrativo per togliere questa incombenza”. A schierarsi dalla parte dei due marò la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Dopo anni di ingiustizie, i nostri Marò ancora costretti a subire umiliazioni da parte dell’India. Condividendo le parole di Massimiliano Latorre, chiedo ufficialmente spiegazioni al governo italiano su quella che sarebbe una vergognosa e inaccettabile sottomissione alle autorità indiane”, ha scritto infatti la Meloni sulle pagine del proprio profilo Facebook. Tag:  marò Persone:  Massimiliano Latorre Giorgia Meloni

  • La scelta scellerata del governo: così i migranti entrano in Italia
    by Michele Di Lollo on Agosto 4, 2020 at 6:19 pm

    Michele Di Lollo Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, accusa il governo. Ecco la situazione a Udine dopo la rivolta di ieri alla caserma Cavarzerani Le rotte che dalla Slovenia portano in Italia, in Friuli Venezia Giulia in particolare, spaventano. Dopo la rivolta scoppiata alla caserma Cavarzerani di Udine, ieri mattina, le cose sono precipitate. “Cacciateli subito”, aveva tuonato il governatore Massimiliano Fedriga. “Entrano illegalmente e si permettono pure di fare rivolte se chiediamo la quarantena per tutelare la salute pubblica”. Questo accadeva 24 ore fa, circa. Il problema, che coinvolge i vertici regionali spaventati dal possibile aumento dei contagi, è qualcosa che però nasce da lontano. Dalla Penisola Balcanica in particolare. La facilità con cui i migranti vengono lasciati liberi a poche ore dall’individuazione, per un accordo tra Italia e Slovenia, incentiva il passaparola tra i disperati. Le voci di un affare facile da portare a termine, muove masse di uomini sul confine est. L’aumento di rintracci registrato nel territorio di Udine nelle ultime settimane sarebbe diretta conseguenza di questo: entrare clandestinamente nel Belpaese è fin troppo semplice. [video 1881320] A ciò si aggiunge le difficoltà che la Regione incontra quando deve interfacciarsi con il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri. È a questo punto che la voce di Fedriga aumenta inevitabilmente di volume. Le sue parole sono di poche ore fa: “La decisione del governo di non chiudere i valichi minori, in contrasto con il parere tecnico di prefetture, questure e procure, appare estremamente grave poiché si continuerà a consentire di fatto l’ingresso di immigrati irregolari in Friuli Venezia Giulia”. Poi il governatore prosegue: “Qualora si riscontrassero ulteriori contagi causati dai flussi migratori, ognuno sarà dunque chiamato ad assumersene piena responsabilità, anche sotto il profilo sanitario. Sorprende infine che i parlamentari del Pd regionale, anziché tutelare il nostro territorio, vogliano trasformare il Friuli Venezia Giulia in un centro d’accoglienza per clandestini: un approccio ideologico irresponsabile, che pone a repentaglio la salute e la sicurezza della nostra gente. Stiano comunque certi – conclude Fedriga – che l’amministrazione regionale non starà a guardare”. È un allarme generalizzato. L’Italia intera, da sud a nord, a questo punto, appare sotto assedio. Le ramificazioni che la rotta balcanica possiede complicano le cose, certo. Ma aprire i cancelli diventa un suicidio. Il punto fondamentale sono le riammissioni. L’impossibilità di riammettere in Slovenia i migranti fermati oltre i dieci chilometri dal confine, facilita la vita dei mercanti di uomini. Le riammissioni affondano le radici in un accordo bilaterale firmato dall’Italia e la Slovenia nell’ormai lontano 1996. Quello di ieri è il secondo episodio di ribellione in pochi giorni dopo la rivolta nell’ex caserma Serena di Treviso. In tutto il Paese si verificano eventi come questo che fanno alzare i livelli di guardia e preoccupano le amministrazioni locali. I disordini a Udine esplodono già domenica, ma si sono acuiti ieri dopo aver saputo che probabilmente verrà prorogata la quarantena sanitaria in ragione di alcuni tamponi positivi all’interno della struttura, dove sono attualmente accolti circa 400 stranieri. L’ex caserma Cavarzerani è ufficialmente una “zona rossa” per volontà del sindaco Pietro Forlanini, che l’ha istituita lo scorso 21 luglio. Tensione all’ex caserma Cavarzerani di #Udine, la struttura è piena e tra i richiedenti asilo c’è un caso positivo al Covid_19. Il sindaco Fontanini dovrebbe nelle prossime ore prorogare la zona rossa, le persone che si trovano all’interno non potranno nè entrare nè uscire. pic.twitter.com/tJkcAEQNvN — Tgr Rai FVG (@TgrRaiFVG) August 3, 2020 I migranti nel frattempo si mobilitano. Non ci stanno. Si ribellano alle nostre leggi e non accettano di veder prolungato il periodo di isolamento. In una situazione in cui i contagi stanno tornando a salire, il sindaco ha ritenuto opportuno isolare per intero la struttura e disporre anche un presidio di controllo per evitare la fuga. Apriti cielo. “Colpa del governo che sta sottovalutando la rotta balcanica, si parla solo di Lampedusa”, aveva affermato l’assessore alla sicurezza del comune di Udine, Alesandro Ciani. Le parole di Fedriga delle ultime ore lanciano l’ennesimo attacco al governo. La sicurezza dei nostri confini, da sud a nord, è sotto scacco. Tag:  migranti Persone:  Massimiliano Fedriga Luoghi:  Friuli Venezia Giulia

  • Il governo sfila sul ponte. Ma si è già scordato code e traffico in Liguria
    by Roberto Perrone on Agosto 4, 2020 at 3:23 pm

    Roberto Perrone «Dio benedica questo ponte e le persone che vi transiteranno». Dopo tutti i discorsi, l’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, va al sodo. Mentre sul nuovo ponte sul Polcevera, «Genova-San Giorgio» (per i familiari delle vittime si chiama «14 agosto») sfila la parata di auto dei notabili di ogni ordine a grado, qualche viadotto più in là, sulla A12 e sulla A10, la sfilata di auto e autocarri è bloccata da cantieri, scambi di carreggiata, code. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivendica di aver spezzato le reni ad Autostrade, come avevano promesso i Cinque Stelle due anni fa, strillando sulle bare dei 43 morti nel crollo del ponte Morandi il giorno dei funerali. In realtà non è andata proprio così, ma anche fosse, il governo non è riuscito a proteggere la Liguria stretta in una morsa di traffico congestionato. Come il crollo del 2018, ora il collasso autostradale condiziona l’economia ligure. L’aspetto surreale di questa vicenda è che del «Ponte Genova-San Giorgio» si parla più in tv e sui media che in città. Certo, come dice il sindaco-commissario Marco Bucci «i genovesi sono duri di parole ma hanno un cuore grosso». Qualcuno è venuto, si vedono laggiù, in basso, sotto i piloni, fin dove si può arrivare, o lassù, a Coronata. Una signora sfollata, intervistata in tv, illustra sarcastica il secondo dramma, quello dei 600 che hanno lasciato casa e legami: «Ho perso le mie amiche, ma ho un ponte». In realtà i genovesi aspettano, come dice una storica barzelletta sul loro carattere, la «convenienza» della struttura. Per ora il timore è che unirà due code, quella della A10 a quella della A12. Il ponte è importante, certo, ma senza un sistema autostradale funzionante, da solo non risolve tutti i problemi. Mattarella incontra i parenti delle vittime in Prefettura, prima della cerimonia. Non sono voluti salire sul ponte. In realtà, poi, qualcuno arriva. Piove tutto il giorno, piove più o meno come quel 14 agosto, ma questa è la coda della tempesta. Quando arriva il Presidente, spunta l’arcobaleno. Sventolano i tricolori e le bandiere di San Giorgio sulle 18 antenne luminose alte 28 metri. Inno di Mameli, lettura dei nomi delle vittime e poi il silenzio, quello suonato da una tromba e quello di tutti i presenti per tre minuti. Marco Bucci rivendica l’orgoglio e la sofferenza di Genova, ma, come farà subito dopo il governatore Toti, esalta il «modello Genova» e «quei 1.200 operai che si sono fermati solo a Natale e due giorni durante il lockdown». Il ponte è come una nave e il sindaco ricorda Colombo che partì da Palos per l’America proprio il 3 agosto del 1492. Bell’aggancio, anche se forse solo a Zena siamo rimasti attaccati a Colombo. Toti chiosa: «Tutte le opere, in Italia, si possono fare così». Battere la burocrazia si può. Per Renzo Piano che questo ponte «attraversa la valle quasi chiedendo permesso, piano piano». «Costruito con rapidità ma senza fretta, è il più bel cantiere che abbia avuto in vita mia». Ha ragione Piano, noi genovesi siamo sospesi tra «cordoglio e orgoglio». Aggiungerei tra mugugno e slancio. «Auguro a questo ponte di essere amato, non è facile quando nasci da una tragedia». Chi arrivava qui, ricorda l’architetto, scopriva la luce del Mediterraneo. Laggiù, sul mare, al momento del taglio del nastro suona la sirena della Vespucci, un altro navigatore. Le Frecce tricolori passano due volte su questo ponte «di ferro e aria» (ancora Piano). C’è l’aria fresca del dopo pioggia che sa di sale. Tra stanotte e domattina il ponte si riempirà di auto e camion. Le autorità civili e religiose se ne vanno. Gli operai scattano foto. Di loro non sapremo i nomi, ma li ricorderemo sempre: in quindici mesi hanno fatto questo. L’Italia può. Se è lasciata libera. Tag:  governo Ponte Morandi autostrade Persone:  Giuseppe Conte Giovanni Toti

  • Conte paralizza l’estate
    by Alessandro Sallusti on Agosto 4, 2020 at 3:00 pm

    Alessandro Sallusti Mentre inaugura il nuovo ponte Morandi, i suoi tecnici pronti al giro di vite sui trasporti. Rischio Ferragosto senza treni e aerei con la scusa del virus Il nuovo ponte di Genova, inaugurato ieri sera da Mattarella, dimostra tante cose, ma una in particolare: se politici, burocrati e magistrati se ne stanno alla larga, in Italia le cose si possono fare presto e bene. Due bravi amministratori pubblici dotati di pieni poteri (il sindaco di Genova Bucci e il governatore della Liguria Toti), due aziende con i controfiocchi (Salini e Fincantieri) e un progettista di valore (Renzo Piano) in due anni di lavoro hanno ridato a Genova e all’Italia intera l’onore che si meritano. Qui non ci sono medaglie da distribuire – in altri Paesi sarebbe la normalità -, ma una lezione da imparare a memoria su come dovrebbero funzionare le cose tra pubblico e privato. Uno potrebbe obiettare: ma che dici, il Morandi cadde per colpa di una società privata, Autostrade, dei Benetton, che non fece il suo dovere. È vero, ma questa è solo una parte della verità. Il ponte, in realtà, cadde per colpa di un rapporto malato tra il pubblico e il privato, perché se il controllato (Autostrade) aveva la febbre non è che il controllore (lo Stato appunto) stesse molto meglio, altrimenti non si sarebbe mai arrivati al punto di rottura, prima della struttura e poi del contratto. Il nuovo ponte è venuto su che è una meraviglia perché questa volta pubblico e privato non sono stati nemici che campano di furbizie e si guardano in cagnesco cercando di fregarsi l’un l’altro, ma soci in una grande impresa, ognuno al suo posto, con le sue competenze, i suoi diritti e i suoi doveri. Ma, purtroppo, parliamo di un’eccezione. Se ti sposti solo di qualche chilometro dal ponte del miracolo, trovi che il braccio di ferro tra Stato e privati ha paralizzato l’intera rete autostradale della Liguria, con danni incalcolabili al turismo e al commercio. E lo Stato impiccione sta per rovinare quel che resta dell’estate degli italiani, bloccando di fatto a Ferragosto la regolarità di treni e aerei per la paura – secondo i più infondata – di un ritorno del Covid. Così come la scuola faticherà a ripartire, perché il bando per riorganizzare le aule non è stato scritto e fatto a misura di imprese, ma per accontentare i tempi e le necessità della politica e del governo. Io sono contento che Genova abbia il nuovo ponte. Ma sarà festa breve se non si riesce a creare un ponte altrettanto solido e moderno tra chi governa e i governati. Covid o non Covid. Tag:  trasporti ferragosto Ponte Morandi Fase 3 Persone:  Giuseppe Conte

  • “Nessuno peggio di lui. Ha fatto propaganda giocando sulla paura”
    by Anna Maria Greco on Agosto 4, 2020 at 3:00 pm

    Anna Maria Greco Il candidato azzurro alla Regione attacca: “Macché sceriffo, è un caso di malasanità” La Campania è la quarta regione in Italia per spese durante l’emergenza Coronavirus, ma oggi ha un indice di contagio superiore alla Lombardia e le ultime inchieste su illegalità nella costruzione di 3 ospedali Covid coinvolgono personaggi vicinissimi al governatore De Luca. Stefano Caldoro, lei è stato governatore fino al 2015 e a settembre sfida De Luca come candidato azzurro di tutto il centrodestra, per tornare al vertice della Campania: che sta succedendo? «Si scopre ora che la situazione della sanità in Campania è drammatica e che l’emergenza Covid l’ha peggiorata. Abbiamo una gestione delle liste d’attesa a 6 mesi-un anno, le persone non si possono curare e se la prendono con i medici, che in realtà sono eroi. La struttura regionale ha collassato». Ma lo sceriffo De Luca, con i suoi lanciafiamme e le sue supermulte, con i video-minaccia sui confini chiusi e le sfide alla Lombardia che hanno fatto il giro del mondo, non è stato uno dei governatori più severi? «Quella è stata solo propaganda, per giocare sulla paura e risalire nei sondaggi, che lo davano 10 punti sotto qualsiasi sfidante. Come con l’ignobile scontro con Fontana, che gestiva una situazione ben più grave, per fare campagna elettorale sulle vittime dicendo: mentre io chiudevo, in Lombardia c’erano i morti per strada. Governatori del centrodestra come Musumeci, Santelli, Bardi, in Sicilia, Calabria e Basilicata hanno avuto dati migliori, ma certo non hanno il cinismo di De Luca che, con una narrazione alla Fidel Castro, ha voluto sempre paragonarsi con Fontana, per dire di aver fatto meglio. Poi si scopre che è invece il presidente che al sud ha fatto peggio». Che cosa rivelano le inchieste giudiziarie? «Sono la fotografia di una gestione ben diversa da come si presentava, di malapolitica e malasanità. Attendiamo gli accertamenti dei pm, ma il personaggio coinvolto è stretto collaboratore del governatore e tutte le decisioni sono di De Luca, per il grande intervento di cui si vanta. Sarebbe gravissimo se ci fossero state procedure illegali per 3 ospedali, altroché le inchieste su Fontana. Erano prefabbricati da attivare in 18 giorni, secondo l’impegno pubblico preso da De Luca in un trionfo di clacson e sirene: 2 a Caserta e Salerno non sono mai stati aperti e il terzo, a Napoli, è stato aperto per 10 giorni e poi chiuso, perché mancavano collaudi e protocolli di cura. Oltre allo spreco di 20 milioni di euro, si parla di vittime. Come il musicista malato di tumore morto nel centro Covid prefabbricato, che non dialogava con la struttura ospedaliera e tanti altri, che hanno subito le conseguenze di gravissimi errori, malgrado la situazione non fosse quella di emergenza del nord». Come si risolve la questione sanità? «Oggi la regione sarebbe uscita, dopo tanti anni, dal commissariamento ma la malapolitica di De Luca, che in 5 anni ha peggiorato la situazione, ci riporta a chiedere una gestione emergenziale. Da noi l’aspettativa di vita è più bassa della media nazionale, in alcuni casi di un anno e mezzo e le fasce più deboli o rinunciano o si devono pagare le cure, perché il budget è insufficiente. Per me bisogna tornare alla meritocrazia nella selezione dei manager ospedalieri, invece di preferire amici politici e bisogna utilizzare fondi Ue per garantire al milione e mezzo di indigenti esenti dal ticket almeno i protocolli di cura obbligatori». Tag:  malasanità propaganda coronavirus Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Vincenzo De Luca Stefano Caldoro

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