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  • Conte, il leader fortissimo di tutti gli «o la va o la spacca», perde la maggioranza e si fa il partito
    by Mario Lavia on Gennaio 13, 2021 at 5:00 am

    Il presidente del Consiglio ha ascoltato Casalino e Travaglio, i suoi due Bismarck, e affronterà l’Aula. Potrebbe fare la fine di Prodi che perse per un solo voto. Oppure continuare senza Renzi fra i piedi, tirando a campare con la signora Mastella e qualche forzista che alla bisogna si trova sempre L’articolo Conte, il leader fortissimo di tutti gli «o la va o la spacca», perde la maggioranza e si fa il partito proviene da Linkiesta.it.

  • La protesta delle associazioni femminili contro il Recovery Plan maschilista del governo
    by Flavia Perina on Gennaio 13, 2021 at 5:00 am

    Il vincolo della Commissione europea verso gli investimenti green e digitali privilegerà settori a occupazione quasi esclusivamente maschile. Per questo le firmatarie di Half of it chiedono di essere convocate a Palazzo Chigi e sollecitano una governance paritetica per la realizzazione del piano L’articolo La protesta delle associazioni femminili contro il Recovery Plan maschilista del governo proviene da Linkiesta.it.

  • Ecco cosa prevede la nuova bozza del Recovery plan
    by Linkiesta on Gennaio 12, 2021 at 6:44 am

    Nel testo inviato ai partiti dal ministero dell’Economia e da Palazzo Chigi vengono stanziati più fondi a scuola e digitale. Sono invece 20 i miliardi assegnati alla sanità, per un totale di 310 miliardi. Atteso oggi il Consiglio dei Ministri per l’approvazione L’articolo Ecco cosa prevede la nuova bozza del Recovery plan proviene da Linkiesta.it.

  • Conte non può più tirare a campare, ma non ha idea di come affrontare la crisi
    by Mario Lavia on Gennaio 12, 2021 at 5:00 am

    Renzi vuole andare fino in fondo e liberarsi del presidente del Consiglio, mentre il partito di Zingaretti sembrerebbe aver scelto una posizione netta (sarebbe un evento), cioè puntare a ricostruire la maggioranza giallorossa ridefinendo programma e squadra di governo con lo stesso premier a palazzo Chigi. Ma è proprio il capo dell’esecutivo a non avere una sua strategia L’articolo Conte non può più tirare a campare, ma non ha idea di come affrontare la crisi proviene da Linkiesta.it.

  • Sospendere Trump non è censura, ma difesa della libertà di espressione
    by Christian Rocca on Gennaio 12, 2021 at 5:00 am

    Indignarsi per la violazione del diritto di twittare, mentre il presidente semigolpista sta provando a far saltare la democrazia americana, è stravagante. Ma anche l’esatta istantanea dello spirito del tempo L’articolo Sospendere Trump non è censura, ma difesa della libertà di espressione proviene da Linkiesta.it.

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  • Governo, Renzi: da Conte a Salvini scriviamo insieme le regole del gioco
    by Tgcom24 on Gennaio 17, 2021 at 11:45 pm
  • Crisi di governo, Rosato (Italia Viva): non vedo una maggioranza diversa
    by Tgcom24 on Gennaio 17, 2021 at 8:55 pm
  • Crisi di governo, Zingaretti: “Il 90% degli italiani non ha capito Renzi”
    by Tgcom24 on Gennaio 17, 2021 at 8:52 pm

      “Faccio un appello ai rappresentanti dei cittadini in Parlamento alla responsabilità. In questo momento aprire una crisi di governo non ha alcun senso. Io non vado a caccia di nessuno: è il momento della serietà e della responsabilità. Gli italiani vogliono risposte ai problemi delle persone, e il 90% degli italiani non ha capito Renzi”. Nicola Zingaretti, in collegamento a “Live – Non è la d’Urso”, parla della crisi di governo che si è aperta dopo l’uscita di Matteo Renzi e di Italia Viva dalla maggioranza.     Zingaretti crede che il governo potrà resistere: “Confido nella fiducia al governo, proviamo ad andare avanti insieme. Una cosa è rinnovare – dice il presidente della regione Lazio -, altra cosa è distruggere aprendo una crisi che ci porterebbe chissà dove”,       “Se non ci dovesse essere la maggioranza in Senato sarebbe un colpo agli italiani: si perderà tempo, si perderà qualcosa tra chi ha bisogno e la politica” – conclude il segretario del Partito democratico – “per questo stiamo lavorando, e sono ottimista che prevarrà il buonsenso”.    

  • Governo alla prova della fiducia, Boccia agli ex dem: rispettino l’elettorato
    by Tgcom24 on Gennaio 17, 2021 at 8:30 pm
  • Caccia di voti per il Conte Ter: lunedì la fiducia alla Camera, martedì al Senato dove le incertezze sono più profonde
    by Tgcom24 on Gennaio 17, 2021 at 7:53 pm

    Il voto di fiducia alla Camera Ma il valore politico adesso sarebbe diverso: peserebbe di più sulla solidità del governo. La prima prova è a Montecitorio dove, al netto di malattie e assenze per altri motivi, la maggioranza può contare sui 191 voti del Movimento Cinque Stelle, sui 92 del Pd e sui 12 di Leu, più quelli di Michela Rostan (è renziana, ma ha annunciato il sì al governo) e di Vito De Filippo, che è uscito da Iv per tornare al Pd. A loro vanno aggiunti i deputati del gruppo Misto (fra loro alcuni hanno sempre votato con la maggioranza, altri sono Costruttori): al momento, fra loro i pro-governo vengono calcolati fra 18 e 21. Si arriverebbe così a un ventaglio di 315-318. La maggioranza assoluta di 316 (315 se si toglie Pier Carlo Padoan, presidente designato di Unicredit, che ha lasciato la Camera senza essere sostituto) potrebbe essere superata con slancio maggiore se arrivassero nuove adesioni da quella decina abbondante di deputati del gruppo misto non ancora schierata, che la maggioranza cercherà fino all’ultimo di arruolare. Fra loro c’è, per esempio, il voto favorevole quasi scontato dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti.   Il voto di fiducia al Senato Al Senato, dove la maggioranza assoluta è di 161 voti, i voti sicuri per Conte al momento sono 150-151, un cifra data dalla somma dei senatori del M5s (92), del Pd (35), del Maie-Talia 23 (4), di Leu (6) e delle Autonomie (8). Con in più il senatore a vita Mario Monti e i costruttori: Sandra Lonardo (ex FI, moglie di Mastella), gli ex M5s Maurizio Buccarella e Gregorio de Falco. E poi Sandro Ruotolo (Misto). Il conto include anche Riccardo Nencini (Psi, che ha dato il simbolo a Renzi per formazione del gruppo al Senato). Si potrebbe arrivare a 156 se fossero presenti in aula gli altri senatori a vita Renzo Piano, Liliana Segre e Carlo Rubbia. E se i costruttori riuscissero a imbarcare anche gli ex M5S Lello Ciampolillo e Luigi di Marzio. Insomma, i calcoli si sprecano ma i numeri sono ancora piuttosto incerti. Anche perché si basano sulle defezioni ufficiali di alcuni esponenti di Italia Viva – ma l’opa degli emissari di Conte sui renziani non si è interrotta – e danno per scontato che Iv si astenga, come annunciato.     Ma in queste giornate di colpi di scena, nessuno dà niente per scontato. Mentre continua il botta e risposta fra Clemente Mastella e Carlo Calenda. A “In mezz’ora in più”, il sindaco di Benevento, indicato come arruolatore di Costruttori, è stato interpellato sulla telefonata tra lui e il leader di Azione. “Io ho chiamato solo Calenda e mia moglie”, ha detto Mastella, che ha definito Calenda un “burinotto, pariolino, figlio di papa’”. La replica è arrivata in diretta, con un intervento telefonico di Calenda mentre il leader Udeur lasciava la trasmissione: “Mi ha cercato Mastella per dirmi che se avessi fatto votare la fiducia al governo Conte il Pd mi avrebbe appoggiato per la corsa a sindaco di Roma. Si trattava chiaramente di un sensale. La trovo una pratica indegna e indecorosa”.

  • Letizia Moratti ora sfida il governo: “Sospensiva di 48 ore in Lombardia per la zona rossa”
    by Francesca Galici on Gennaio 17, 2021 at 9:30 pm

    Francesca Galici La Lombardia non ci sta e ricorre al Tar per uscire dalla zona rossa, considerata illegittima, e Letizia Moratti ne chiede la sospensione per 48 ore La Lombardia ora sfida il governo. L’ingresso in zona rossa della regione non è stata gradita dal governatore Attilio Fontana, che fin da venerdì ha posto il problema. Il governatore ha evidenziato come i dati che portano la Regione Lombardia nella massima zona di rischio siano in realtà datati e, quindi, non adeguati a diventare parametro per lo scorrimento della zona. Attilio Fontana ha parlato di “punizione” commentando l’ingresso in zona rossa e ha annunciato ricorso contro la decisione. In queste ore si è espresso anche il nuovo assessore al Welfare, nonché vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, che ha condiviso i dubbi del governatore e sfidato il governo. [[nodo 1917030]] Oggi è stato il primo giorno di zona rossa per la Lombardia, che per la seconda volta da novembre è salita nell’area di massimo rischio. La misura avrà una durata di almeno due settimane; questo prevede l’ordinanza di Roberto Speranza, prima che possa essere valutata una “retrocessione” in zona arancione in base all’evoluzione dei dati. Domani verrà presentato il ricorso al Tar da parte della Regione Lombardia ma nel frattempo Letizia Moratti ha chiesto di sospendere la zona rossa: “Si tratta di una sospensiva di 48 ore che sono certa troverà poi una conferma definitiva per l’intera Regione a seguito del ricalcolo aggiornato degli indici che alla data del 16 gennaio a Regione Lombardia risulterebbe di 1,01 in decremento dall’1,17 di domenica 10 gennaio”. La zona rossa ha inevitabilmente portato Milano a essere nuovamente deserta, con negozi, bar e ristoranti chiusi. L’unica deroga concessa alle aperture è per pochi negozi che vengono considerati indispensabili. Inevitabilmente i saldi hanno subito una battuta d’arresto a Milano e in tutte le città della zona rossa, causando un ultreriore danno al tessuto economico della regione. Ora, a Palazzo Lombardia sono fiduciosi sulla possibilità di revisione per i dati della Lombardia. Letizia Moratti, infatti, ribadisce: “La revisione sollecitata per martedì potrà essere molto più puntuale e oggettiva e dimostrare il minor grado di rischio della Lombardia”. Attilio Fontana punta a tornare al downgrade alla zona arancione, ossia quella che prevede misure restrittive importanti ma non così elevate come nella zona rossa: “Sono convinto che la zona arancione, con una particolare attenzione sulle scuole, avrebbe garantito la sicurezza”. Il governatore della Regione Lombardia è un fiume in piena e non risparmia critiche all’esecutivo nazionale: “Il governo deve rivedere gli incongrui parametri che regolano le aperture, le chiusure e in sostanza la vita dei cittadini”. Tag:  zona rossa Regione Lombardia Persone:  Letizia Moratti Attilio Fontana Roberto Speranza

  • “Ora deve darsi una calmata”. ​Il piano M5S per ricattare Renzi
    by Francesco Curridori on Gennaio 17, 2021 at 8:35 pm

    Francesco Curridori  Renzi e il messaggio a Conte: “Vi dico perché non mi asfalta al… Quei malumori dentro il Pd e il M5SvideoRenzi: “Crisi in pandemia?…I 5S studiano le mosse per evitare di finire con la poltrona all’aria. E spunta la strategia per “frenare” il leader di Iv A poche ore dall’inizio della resa dei conti in Parlamento, tutto può ancora succedere. Se da un lato la maggioranza sembra in affanno nella ricerca dei “costruttori”, Matteo Renzi sembra tendere nuovamente la mano al governo. “Noi non abbiamo mai pensato che l’obiettivo fosse ‘cacciare Conte’. Leggo di ricostruzioni secondo cui io avrei un problema personale con Conte. C’era un modo per farlo, non dare la fiducia a un Conte-bis”, spiega il leader di Italia Viva intervistato da Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz’ora in più. Renzi. Dalle pagine del Corriere della Sera, invece, ha lanciato un messaggio di apertura nei confronti dei dem: “Se qualcuno nel Pd preferisce Mastella alla Bellanova o Di Battista a Rosato ce lo farà sapere. Noi vogliamo che si formi un governo di coalizione con un ruolo fondamentale per il Pd e per i suoi esponenti”. E poi ha aggiunto: “Il Pd sa che senza Italia viva non ci sono i numeri. Forse non sarà più amore, ma almeno è matematica. Se Zingaretti insiste a dire no a Italia viva, finisce col dare il Paese a Salvini. È questo ciò che vuole? Conosco le donne e gli uomini del Pd. Dai gruppi parlamentari alle cucine delle case del popolo nessuno vuole regalare il Quirinale ai sovranisti”. Tradotto: cari amici del Pd, liberatevi di Conte e io voto un vostro esponente a presidente del Consiglio. I grillini hanno capito l’antifona e fanno quadrato intorno a Conte che “per ora non si tocca”, rivela a ilGiornale.it un’autorevole fonte pentastellata, mentre una senatrice di spicco come Paola Taverna twitta:”Preparato, responsabile, onesto, educato, stacanovista, mediatore, con una visione per l’Italia e con l’obiettivo di ricostruire il Paese per il bene di tutti. L’unico ad avere le carte in regola per portarci fuori da questa crisi. Non si molla!”. “Ora è il momento di scegliere da che parte stare. Da un lato i costruttori, dall’altro i distruttori. I cittadini ci chiedono di prendere decisioni chiare e veloci e noi agiremo seguendo questa strada”, è l’ennesimo appello lanciato oggi dal ministro Luigi Di Maio. Anche all’interno del gruppo parlamentare grillino c’è insofferenza verso una crisi di governo che molti avrebbero evitato volentieri. Secondo il deputato Luigi Iovino, infatti, “è assurdo che si parli di crisi politica anziché della crisi economica e pandemica. La politica non può perdere tempo parlando di se stessa. Noi abbiamo a cuore le sorti del Paese e sosteniamo Conte. Dobbiamo evitare di perdere tempo, soprattutto dietro a chi vuole solo distruggere”. Il collega Pino Cabras, invece, smentisce i rumors che lo vedrebbero pronto a passare alla Lega e conferma il suo sostegno al governo: “Io non altero una situazione esistente. Questa alterazione è stata portata avanti da Renzi perché, secondo me, vuole eliminare Conte per avere una sorta di prateria nell’area del centro e io non voglio favorire questo gioco”. Il deputato sardo ci spiega, poi, che il M5S non intende arroccarsi dietro il nome di Conte, ma ‘l’Avvocato del popolo’ si è effettivamente dimostrato “molto bravo a mediare”. Ora, visto e considerato che il M5S è indispensabile per formare qualsiasi maggioranza, ma non è autosufficiente, è necessaria “una figura come Conte che faccia da collante”, ci spiegano i grillini, ormai disposti a digerire persino i responsabili come Clemente Mastella. [[nodo 1917050]] “Purché non si tradisca il nostro programma”, precisa Cabras che, nei giorni scorsi, ha firmato insieme ad altri colleghi un documento in cui si ribadisce la netta contrarietà all’utilizzo del Mes. “Su questo non possiamo accettare i ricatti di Renzi”, chiarisce il pentastellato Cabras che suggerisce di rispondere con la stessa moneta all’ex premier. “Renzi è ricattabile su un punto: se si va a elezioni, lui sparisce per sempre e, in questi casi, io sono per esercitare il ricatto nel modo più spietato possibile. Insomma – ribadisce il deputato sardo – capisco la spregiudicatezza, ma il signor 2% deve anche darsi una calmata”. “Renzi sembra interessato solo a far cadere il governo e,quindi, non capisco perché si dovrebbe trattare e cedere continuamente ai suoi ricatti” ci dice Alvise Maniero che ricorda di aver lasciato la commissione Finanze della Camera proprio per consentire l’elezione a presidente di un esponente di Italia Viva. “Chi, come Renzi, invoca il Mes, lo fa per far cadere l’esecutivo. Basta con questi giochi”, chiosa il grillino veneto, da sempre critico verso gli accordi con altre forze politiche. [video 1916348] Tag:  Movimento 5 Stelle (M5S) Partito democratico (Pd) Italia Viva Persone:  Matteo Renzi Luigi Di Maio

  • “La regia spetta allo Stato”. Una sentenza smaschera Conte
    by Giuseppe De Lorenzo on Gennaio 17, 2021 at 4:28 pm

    Giuseppe De Lorenzo Andrea Indini Per la prima volta nella storia la Corte sospende d’urgenza una legge regionale. E mette nel mirino le responsabilità del governo La regia è dello Stato. Lo dice la legge. Non ci voleva molto a capirlo, ma da mesi il premier Giuseppe Conte sta cercato di chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità in quella che è una delle pagine più buie dell’emergenza sanitaria che da un anno a questa parte mette in ginocchio l’Italia: la mancata disposizione della zona rossa nella Val Seriana. A lungo il governo ha cercato di addossare le colpe dei ritardi (e quindi delle vite spezzate da certe scelte sbagliate) sul conto della Regione Lombardia e del governatore Attilio Fontana. A Bergamo i magistrati stanno cercando di vederci chiaro, ma giovedì scorso una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito (una volta per tutte?) che gli interventi che rientrano nella materia della profilassi internazionale sono “di competenza esclusiva dello Stato”. Esclusiva, appunto. La strategia (sbagliata) di Conte L’ultimo caso, su cui la Consulta si è dovuta pronunciare, è quello della Valle d’Aosta che lo scorso 9 dicembre, in aperto contrasto con le scelte fatte da Conte, aveva varato misure più soft rispetto a quelle imposte dal governo. Con l’ordinanza depositata giovedì scorso, di cui è relatore il giudice Augusto Barbera, i “giudici delle leggi” hanno sospeso la direttiva regionale accogliendo l’istanza proposta da Palazzo Chigi nel ricorso contro la Valle d’Aosta. La decisione è stata presa “in via cautelare”. Non è definitiva, insomma. La Corte Costituzionale ci tornerà su il 23 febbraio. Come fa notare l’agenzia Agi, è la prima volta che la Consulta decide di sospendere “in via cautelare”. Una scelta dettata dall’urgenza di porre un freno ai presidenti di Regione che vanno per la loro strada. E questo non è solo un importante precedente per tutto quello che verrà legiferato nei prossimi mesi ma, come sottolinea Sabino Cassese sul Corriere della Sera, dimostra (finalmente) che “la strada imboccata dallo Stato fin dal marzo scorso è sbagliata”. “Gli interventi resi necessari dalla pandemia non rientrano tra quelli nei quali Stato e regioni si spartiscono i compiti, ma tra quelli che spettano esclusivamente al governo, con cui le regioni debbono collaborare”, spiega il giurista evidenziando che a questo punto il governo “dovrà reimpostare tutta la sua strategia”. “Con un anno di ritardo – continua – ci accorgiamo che un fenomeno mondiale non può essere fronteggiato dividendosi. Il pluralismo anti-pandemia è una contraddizione in termini”. I poteri e i doveri del governo La Corte Costituzionale non lascia ampi spazi. Dal momento che “sussiste altresì ‘il rischio di un grave e irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico’ nonché ‘il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per i diritti dei cittadini’ (art. 35 della legge n. 87 del 1953)”, i giudici hanno stabilito che “la pandemia in corso ha richiesto e richiede interventi rientranti nella materia della profilassi internazionale di competenza dello Stato”. A regolare questo principio inderogabile è la Costituzione stessa all’articolo 117, secondo comma, lettera q. Secondo l’ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, la sentenza non è importante soltanto perché sancisce la “competenza esclusiva dello Stato”, ma perché, come ha spiegato ieri sul Messaggero, stabilisce che “le scelte dei governatori devono inscriversi nella cornice che fissa lo Stato”. Insomma, “le regioni non possono andare per conto loro, ma occorre per quanto riguarda l’azione di contrasto della pandemia un’azione unitaria che, in base alla costituzione, spetta solo allo Stato. Questo – conclude – non significa che non possano esserci condizioni diversificate ma la cabina di regia deve essere unica e centrale”. Questo principio non può dunque essere confinato al solo caso della Valle d’Aosta, dove, come fa notare sul Messaggero l’ex vice presidente della Consulta, Enzo Cheli, “l’uso di un potere esercitato per la prima volta dà la misura del pericolo paventato dall’Avvocatura dello Stato”, ma deve essere allargato anche alle responsabilità che il governo deve prendersi e che da marzo a oggi non sempre si è preso. Il precedente della Val Seriana La sentenza della Consulta irrompe nel dibattito, mai sopito, sulla responsabilità della mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana. Spettava a Conte o a Fontana istituirla? Il Cts, come rivelato nel Libro nero del coronavirus (clicca qui), invitò i decisori politici a sbarrare la Bergamasca. La giunta lombarda chiese misure drastiche. Sul posto vennero inviati carabinieri e forze dell’ordine. Tutto era pronto. Ma il governo decise di aspettare, rimandò la decisione, fino a non prenderla mai. Sarà un giudice a decidere se i fatti costituiscono reato. Ma politicamente la faccenda merita di essere risolta. Conte e il ministro Boccia hanno più volte cercato di addossare le colpe alla Lombardia, sostenendo che una legge del 1978 avrebbe permesso anche al governatore di disporre la zona rossa. A inchiodare il governo alle sue responsabilità, però, ci sono due fatti: da una parte la battaglia legale con le Marche; dall’altra, è l’ultima novità, la sentenza della Corte costituzionale. Quando Luca Ceriscioli, del Pd, decise di fermare le attività scolastiche nella sua regione il governo impugnò il provvedimento per annullarlo. Ricordate? Conte voleva che tutti seguissero il sentiero battuto dallo Stato centrale. In rete si trovano ancora decine di dichiarazioni in cui i ministri invitano i presidenti a “non fare di testa propria”: il governo aveva avocato a sé il potere decisionale in piena pandemia. Roma voleva decidere e lo fece capire ai governatori. Se Fontana avesse istituito la zona rossa, sempre che la Difesa avesse messo a disposizione i militari necessari, il governo avrebbe probabilmente impugnato l’ordinanza. Inoltre oggi sappiamo, dice la Consulta, che spettava a Conte gestire gli interventi di “profilassi internazionale”: è “competenza esclusiva dello Stato”. Dunque lo sono anche le responsabiltà sulla Val Seriana. Oneri e onori di chi governa. Tag:  corte costituzionale Persone:  Giuseppe Conte

  • Esecutivo di minoranza per l’Italia in zona rossa
    by Augusto Minzolini on Gennaio 17, 2021 at 4:18 pm

    Augusto Minzolini A Palazzo Chigi la calcolatrice è bollente. I conti non tornano. Giuseppe Conte i senatori per sostituire i renziani ancora non li ha e forse non li avrà mai. A Palazzo Chigi la calcolatrice è bollente. I conti non tornano. Giuseppe Conte i senatori per sostituire i renziani ancora non li ha e forse non li avrà mai. Ha provato anche con gli eredi di socialisti e democristiani, che una volta i grillini vedevano come fumo negli occhi: Riccardo Nencini, segretario del Psi, gli ha spiegato che è disponibile solo con una maggioranza come quella di prima, cioè con i renziani, «non con Tizio e Caio»; mentre il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha rivendicato che non tutti i democristiani sono come Mastella, l’organizzatore del partito dei «quattro gatti» per Conte. Senza contare che il progetto del premier è fallace dalla base. Si può sostituire un partito di maggioranza con i senatori a vita, una carica che i 5stelle fino all’altro ieri volevano abolire? O con i parlamentari eletti all’estero – vedi il Maie – che non pagano neppure le tasse in Italia? Sul piano formale è ineccepibile, sul piano sostanziale fa ridere. Ma il problema è ancora più grosso. Per alcuni versi drammatico. Stando ai numeri, almeno quelli che si conoscono oggi, il governo di Conte potrebbe sopravvivere in Senato solo con l’astensione degli odiati renziani. E, comunque, sarebbe un governo di minoranza. E qui si pone la domanda di fondo: mentre la Germania gestisce l’epidemia e la conseguente crisi economica con la Grande Coalizione, noi, invece, ci proviamo con un governo – in assenza di novità – che non ha i numeri al Senato. A questo punto non si sa se è più «irresponsabile», per stare alla vulgata, chi ha provocato la crisi o chi, invece, pensa di poterla concludere così. Almeno il primo è stato spinto dalla constatazione che l’attuale esecutivo aveva scambiato il verbo «temporeggiare» con il verbo «governare». Per non parlare poi dei risultati. Sul più autorevole dei quotidiani tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, si legge che con il Recovery plan «Conte voleva distribuire i soldi di Bruxelles secondo criteri politici e clientelari», un giudizio corredato da un consiglio: «Sarebbe meglio che l’Italia andasse a votare subito». Se si parte da qui, immaginate quanto possa essere «irresponsabile» reiterare gli stessi errori con un governo addirittura minoritario. Magari motivando la forzatura – perché di questo si tratta – con una tesi dal sapore di «supercazzola» (per citare Tognazzi, che in questo caso è più efficace dell’esimio prof. Cassese): dato che si tratta di un governo in carica, non avrebbe bisogno di ottenere la maggioranza assoluta nel voto di fiducia a Palazzo Madama. Insomma, mentre il Paese attraversa un’emergenza tragica, si legittimerebbe un esecutivo precario, che non offrirebbe nessuna sicurezza di stabilità. Un esecutivo inoltre sostenuto da una maggioranza che in tutti i sondaggi è minoritaria nell’elettorato. La più grande tragedia del dopoguerra, quindi, sarebbe affrontata da un governo che è minoranza in Parlamento e nel Paese. Roba da non credere. Una condizione su cui dovrebbe riflettere il capo dello Stato, l’attuale maggioranza e il premier. In fondo il presidente Mattarella nelle indicazioni filtrate dal Quirinale in questi giorni ha sempre richiesto «una maggioranza solida sul piano parlamentare» e, almeno per onestà intellettuale, bisogna riconoscere che un governo di «minoranza» strutturalmente non lo è. Nella storia repubblicana ci sono stati solo due esempi del genere: il primo governo Leone, che andò avanti per 5 mesi; e il terzo governo Andreotti, quello della solidarietà nazionale: durò due anni grazie all’astensione del Pci che, per motivi internazionali – c’era ancora la Cortina di ferro -, non poteva entrare nella stanza dei bottoni. Il governo Conte di oggi somiglia sicuramente più al primo che non al secondo: un governo debole e di durata breve, che ha scritti i propri limiti nel Dna. Affrontare l’emergenza di oggi con un esecutivo simile è un azzardo. La seconda riflessione è nelle mani della maggioranza. Possono Pd e grillini, in balia dell’astensione di Renzi, con un governo minoritario sostenuto da una combriccola di parlamentari il cui tasso di responsabilità si misura nelle parole di Clemente Mastella, «abbiamo digiunato troppo», sfidare opposizione e Paese? Certo che possono, ma è una manovra più spericolata di quelle dei kamikaze nella Seconda guerra mondiale. Sembra che nel movimento grillino, le cui scelte sono più dettate dall’istinto di sopravvivenza che dalla lucidità politica, qualcuno se ne stia rendendo conto. Infine, Conte. Restare al suo posto a dispetto dei voti che non ha, per il premier può trasformarsi in un boomerang: rischia di dare l’immagine di un attaccamento smodato alla poltrona se ha l’ardire di guidare un governo senza numeri. Quando si è sconfitti in una battaglia, per non perdere la guerra, è necessario un passo indietro. Lo spiega pure Sun-Tzu. Per lui sarebbe meglio salire al Quirinale – prima o dopo il voto sicuro della Camera poca importa -, rimettere il mandato e affidarsi alle liturgie canoniche di una «crisi». In fondo si può morire e, se si è capaci di mettere da parte i rancori, anche risorgere. Tag:  governo Conte crisi di governo

  • Conte è sotto sui numeri. E pensa allo schema Prodi
    by Adalberto Signore on Gennaio 17, 2021 at 4:17 pm

    Adalberto Signore Sondaggi, rimanta per Forza Italia che torna sopra il 10% «Al momento i numeri non ci sono». Una volta tanto, miracoli della crisi di governo, almeno su un punto sembrano essere tutti d’accordo. Dai leader dei partiti di maggioranza, passando per il guastatore Matteo Renzi e fino a tutta l’opposizione. Compreso il Quirinale. Nonostante le diverse ambasciate di queste ultime 48 ore, infatti, Giuseppe Conte non avrebbe affatto numeri certi per superare un voto di fiducia quando, domani alla Camera e martedì al Senato, si presenterà in Parlamento. E non si parla della maggioranza assoluta (316 a Montecitorio, 161 a Palazzo Madama), ma della cosiddetta maggioranza semplice. Sufficiente da un punto di vista costituzionale (come già accaduto con i governi Berlusconi, Ciampi, Cossiga, D’Alema, Dini e altri), ma politicamente inadeguata a garantire un esecutivo di prospettiva. Anche quei numeri, ammettono i vertici del Pd e del M5s, sono ad alto rischio. Lo dice in chiaro Renzi, che però ha evidentemente un interesse di parte («al Senato sono a 150-152», giura). Ma lo ammette nelle sue conversazioni riservate pure Dario Franceschini, capo delegazione dem nel Conte 2. «Non ci siamo», confida al telefono a più di un interlocutore. Tanto che nel Pd si ragiona sull’eventualità di riaprire un canale con Renzi per verificare se, al di là della tentazione di eliminare politicamente il senatore di Rignano, ci siano le condizioni per trovare un punto di caduta accettabile per tutti. E che la situazione sia al limite lo sanno bene anche nel centrodestra, tanto che ieri Matteo Salvini – a nome di tutta la coalizione – ha buttato lì l’idea che Sergio Mattarella possa valutare l’idea di «lasciare al centrodestra l’onere di governare». Un modo per provare a mettere sotto pressione il Colle, visto che – ripete il leader della Lega in privato – «con noi il Quirinale non ha avuto la cortesia di permetterci di andare a cercare i numeri in Parlamento». Un ragionamento legittimo, anche se è evidente che la situazione oggi è di molto differente, visto che Conte è un premier in carica che, almeno fino ad ora, non si è ancora dimesso. Impossibile, insomma, impedirgli di andare in Parlamento a cercar voti. Un po’ come fece Romano Prodi nel gennaio 2008 quando, dopo aver ottenuto la fiducia alla Camera, si presentò al Senato e finì per andare a sbattere. Conte – al netto ovviamente dell’epilogo – sta ragionando su uno schema simile. Presentarsi domani alle 12 a Montecitorio, incassare la fiducia – nonostante senza Italia viva i numeri siano quasi al filo (325-330 compresi i voti del gruppo Misto) – e poi salire al Colle. A quel punto, forte della fiducia di una delle Camere, il premier chiederebbe a Mattarella il reincarico e si presenterebbe al Senato per il Conte ter. Ed è qui che si giocherebbe la partita. Perché, al momento, la maggioranza si aggira tra i 154 e i 158. Abbastanza per portare a casa la fiducia, ma non per respingere un eventuale colpo di mano di Italia viva. Renzi ha infatti assicurato l’astensione, ma con numeri così risicati sarebbe sufficiente che all’ultimo minuto una decina di senatori di Iv votassero contro e Conte finirebbe per andare a sbattere più rumorosamente di quanto fece Prodi nel 2008. Lo sa bene il premier, che però insiste nel voler andare alla conta. E questo nonostante l’Udc di Lorenzo Cesa si sia ufficialmente sfilato (pare, dopo un colloquio con Silvio Berlusconi), seguito da Clemente Mastella e dalla piccola pattuglia di senatori che gli fanno capo. Numeri ballerini, dunque. Ma Conte continua a ripetere che a lui «basta un voto in più». «Non ho alcuna intenzione di dimettermi. Soprattutto non ho alcuna intenzione di trattare con Renzi, uno che appena ti giri ti accoltella alle spalle», spiegava ieri al telefono il premier mentre sondava un potenziale senatore «costruttore». La sensazione, però, è che in molti inizino a prendere le distanze dal premier. Primi fra tutti i cosiddetti responsabili, ben coscienti che se devono dare il loro voto a sostegno di un governo – ovviamente nell’interesse del Paese – sarebbe bene fosse non il Conte ter ma qualsivoglia esecutivo venga dopo. Ci sarebbero meno vincoli, più agibilità politica e, soprattutto, più poltrone disponibili. Il Pd non è arrivato a tanto. Però, pur assicurando pieno sostegno al premier, ieri Nicola Zingaretti ci ha tenuto a dire a Conte che «dovrà essere Palazzo Chigi a gestire la conta dei numeri al Senato». Dovesse andar male, insomma, i dem non vogliono saperne nulla. Tag:  governo Conte crisi di governo

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  • Crisi di governo, Boccia: “Maggioranza ci sarà”. Rostan (Iv) si schiera col governo
    on Gennaio 18, 2021 at 1:43 am

    Proseguono i contatti per garantire un sostegno forte al governo Conte. Il ministro per gli Affari regionali: “Avremo la maggioranza, numeri diranno se relativa o no”. Dalla Annunziata, Renzi conferma la linea: “Non credo che Conte avrà i numeri al Senato”. Martedì, a Palazzo Madama, potrebbero essere 154 i voti a favore del premier

  • Gli auguri di Conte agli italiani: “È arrivato il momento di riprenderci le nostre vite”
    on Gennaio 18, 2021 at 1:43 am

    In un post su Facebook, il premier augura “buon 2021 a tutti”. “Il 2020 non lo dimenticheremo. Abbiamo vissuto un anno difficile. Difficilissimo”, scrive, “ma tutto questo dolore, questa sofferenza non valgono ad offuscare la luce della speranza”. “Il nuovo anno deve essere l’anno del riscatto. Ciascuno di noi farà la sua parte e tutti insieme lavoreremo alla ripresa e al rilancio dell’Italia”, conclude

  • Manovra, via libera della Camera con 298 sì. Ora passa al Senato
    on Gennaio 18, 2021 at 1:43 am

    Il voto finale ha ottenuto 298 sì, 125 no e 8 astenuti. Il testo della legge di Bilancio passa ora a Palazzo Madama per il via libera definitivo. Fico:  “Solo con uno spirito genuinamente costruttivo possiamo fare un servizio al Paese. Spero che lo stesso atteggiamento possa proseguire”

  • Renzi contro Conte: “Recovery è collage raffazzonato. Senza accordo Iv lascia il governo”
    on Gennaio 18, 2021 at 1:43 am

    Il leader di Iv: “Pensiamo che il piano predisposto dal premier manchi di ambizione e sia senz’anima. Si vede la mano burocratica di chi mette insieme i pezzi”. Poi agita la maggioranza: “Se c’è accordo si va avanti, altrimenti faranno senza di noi e le ministre si dimetteranno”. E sulla polemica sugli 007: “Il presidente del Consiglio ceda la delega”

  • Vaccino anti-Covid, Zampa: giusto obbligo per dipendenti pubblici. Ma Dadone è contraria
    on Gennaio 18, 2021 at 1:43 am

    Nel governo si discute sulla possibilità di rendere obbligatorio il farmaco per alcune categorie. “Credo che fare il vaccino debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico”, ha detto la sottosegretaria alla Salute. La ministra della Pubblica amministrazione però frena: “Non sono una grande appassionata dell’obbligo in campo vaccinale. Credo sia più giusta una forte raccomandazione”