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Italia – Linkiesta.it News Linkiesta.it

  • L’Italia deve ripartire dal nuovo ponte di Genova
    by Mattia Mor on Agosto 4, 2020 at 5:20 pm

    L’idea di un Paese adagiato sul passato, che accumula debito e con nessuna intenzione di cambiare passo, deve svanire. La costruzione del nuovo viadotto ha evidenziato le migliori capacità italiane: innovazione, creatività, collaborazione tra pubblico e privato e pragmatismo. Elementi su cui lo Stato deve investire per aiutare le prossime generazioni L’articolo L’Italia deve ripartire dal nuovo ponte di Genova proviene da Linkiesta.it.

  • I trenta-quarantenni costretti a tornare a vivere a casa dei genitori
    by Irene Dominioni on Agosto 4, 2020 at 4:00 am

    L’impatto della pandemia ha spinto molti giovani ad abbandonare la casa in affitto per rientrare da mamma e papà. Gli effetti psicologici e quelli a lungo termine della mancata autonomia saranno deleteri L’articolo I trenta-quarantenni costretti a tornare a vivere a casa dei genitori proviene da Linkiesta.it.

  • Tutti i nodi ancora da risolvere nella maggioranza sul decreto d’agosto
    by Lidia Baratta on Agosto 4, 2020 at 4:00 am

    Il governo è diviso sulla proroga del Reddito d’emergenza. Si discute sul prolungamento del blocco dei licenziamenti e anche sulle condizioni per ottenere la nuova cassa integrazione L’articolo Tutti i nodi ancora da risolvere nella maggioranza sul decreto d’agosto proviene da Linkiesta.it.

  • Nasce in Molise il primo master italiano in Agricoltura 4.0
    by Linkiesta on Agosto 4, 2020 at 4:00 am

    Le imprese faticano a trovare le figure professionali in grado di applicare al meglio le tecnologie al settore agrario. Dalla collaborazione tra Università del Molise, Adecco Formazione, Mylia e Modis Consulting nasce così un percorso formativo di due anni che unisce le competenze ingegneristiche a quelle agrarie L’articolo Nasce in Molise il primo master italiano in Agricoltura 4.0 proviene da Linkiesta.it.

  • La disconnessione che ci vuole, la nuova cig e il tavolo sui rider
    by Lidia Baratta on Agosto 3, 2020 at 8:02 am

    Nell’edizione di questa settimana della newsletter: i consigli della Harvard Business Review sulla necessità di non lavorare mentre si è in vacanza, il decreto d’agosto in arrivo, i negoziati ancora aperti tra Aspi e Cdp, le politiche attive nel caos e il nuovo osservatorio de Linkiesta e The Adecco Group L’articolo La disconnessione che ci vuole, la nuova cig e il tavolo sui rider proviene da Linkiesta.it.

Tgcom24 Tgcom24 contents

  • Genova, le prime auto sul Ponte San Giorgio aperto al traffico
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 8:58 pm
  • Coronavirus, leggero aumento dei contagi in Italia
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 8:25 pm
  • Virus, le linee guida per i bimbi fino a 6 anni
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 8:24 pm
  • Genova, aperto al traffico il nuovo ponte San Giorgio
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 8:20 pm

    Il segnale è arrivato dalla centrale operativa di Aspi una manciata di secondi prima delle 22. A quel punto le due segnalazioni luminose che si trovano sull’arco di volta della galleria di Coronata sono passate dal rosso al verde simultaneamente, come fosse la linea di partenza di un Gran Premio. E’ stato quello il segnale: il personale di Aspi ha tolto le due transenne che chiudevano le corsie: il tratto di A10 che unisce il ponente e il levante della città è stato riaperto.   La galleria di Coronata illuminata a giorno, 500 metri di pannelli bianchi e segnalazioni luminose, ha portato la carovana, guidata dalla safety car della Polstrada, sul ponte illuminato col Tricolore. E’ stato in quel momento che le macchine hanno cominciato a passare sulle due due carreggiate, festeggiando a colpi di clacson il ponte ritrovato che affaccia, come il ponte di una grande nave, sulla Genova notturna e sul suo porto, completamente illuminati. La polizia stradale e il personale di Aspi hanno percorso con una lunga carovana di giornalisti il chilometro e mezzo di strada fino al casello di Genova ovest, che è sembrato esser preso d’assalto sia in entrata che in uscita. Tanti i genovesi che non si sono voluti perdere il momento, come se quel ponte ritrovato fosse una grande conquista collettiva.   Toti: “La nostra promessa è davvero realtà””Da oggi la nostra promessa è davvero realtà: in meno di due anni Genova ha di nuovo il suo ponte. Coraggio, tenacia e concretezza: questo è il Modello #Genova. Andiamo avanti verso un futuro migliore!”. Lo ha scritto su Twitter il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, postando una foto su Twitter.  

  • Superenalotto, la combinazione vincente: 5 – 19 – 21 – 25 – 45 – 82
    by Tgcom24 on Agosto 4, 2020 at 6:30 pm

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Il Sole 24 ORE – Commenti Il Sole 24 ORE – Commenti

  • Parigi non vuole i migranti, loro insultano: “Italiani di m…”
    by Fabrizio Tenerelli on Agosto 4, 2020 at 6:34 pm

    Fabrizio Tenerelli Nelle ultime settimane sono aumentati i flussi migratori verso la Francia e la chiusura del centro di accoglienza del parco Roya ha indotto molti stranieri ad arrangiarsi accampandosi anche sui binari della ferrovia “Italiani di m… Qui non va bene, così non va bene”. È bastato soltanto mostrare l’obiettivo di una fotocamera per sentirsi apostrofare in questa maniera da un migrante, probabilmente di origine africana, che ha insultato la nostra troupe, quest’ultima intenta a documentare un’emergenza umanitaria senza fine. Teatro dell’accaduto è il confine italo francese di Ventimiglia, in provincia di Imperia, dove decine di stranieri (centinaia, a rotazione) dormono accampati sui binari della ferrovia, sull’argine del fiume Roya o in spiaggia. Migranti di diverse nazionalità, ma in prevalenza afgani o provenienti dall’Africa sub-sahariana, che vivono immersi nella sporcizia, col rischio (come già accaduto in passato) di essere morsicati dai topi durante il sonno o di contrarre malattie infettive. Ognuno di loro attende un passaggio clandestino per la Francia. Alcuni riescono a varcare la frontiera. I più fortunati si disperdono, poco a poco, in Europa; mentre per tutti gli altri (in media una cinquantina al giorno) si riaprono le porte del nostro Paese, verso il quale alcuni di loro nutrono tanto odio, anche se alla fine non è certo colpa dell’Italia, se Parigi ha mandato in frantumi i loro sogni. Il riferimento a Parigi non è certo a caso, visto l’annuncio del ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, che in un recente incontro a Villa Medici a Roma con la sua omologa italiana, Luciana Lamorgese, ha comunicato l’intenzione di organizzare una serie di pattuglie miste alla frontiera italiana, per evitare che i migranti sbarcati sulle nostre coste possano oltrepassare il confine. Qualcosa, però, è cambiato rispetto a pochi giorni fa. Il centro di accoglienza del parco Roya, dove i migranti hanno sempre ricevuto vitto e alloggio gratuito, oltre che un’assistenza legale e sanitaria, è chiuso dal primo agosto. La struttura, aperta nel 2015 proprio con l’intento di fronteggiare i flussi migratori, non ha più ospiti al suo interno. Gli ultimi trenta migranti sono stati trasferiti nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) della provincia di Imperia, lo scorso 30 luglio, ma già da prima, su disposizioni del prefetto di Imperia, Alberto Intini, erano stati impediti nuovi ingressi. Motivo: evitare che si verifichino altri contagi. Ciascun nuovo ospite, infatti, avrebbe dovuto essere sottoposto a quarantena di quattordici giorni, prima di essere accolto nel campo, ma ciò sarebbe stato impossibile per evidenti ragioni spazio. Senza contare che lo stesso prefetto ha più volte fatto presente, che il centro di accoglienza non doveva essere considerato un “albergo”. Tutto questo, però, non è servito a impedire l’arrivo dei migranti alla frontiera di Ventimiglia. Certo, siamo ancora lontani dall’emergenza del 2015, quando circa novecento stranieri invasero il piazzale antistante la chiesa delle Gianchette, in condizioni disumane, ma i flussi sono in costante crescita e procedono in modo parallelo agli sbarchi. Il risultato è che senza un centro di accoglienza sono costretti ad arrangiarsi, come si dice, alla bell’e meglio. C’è, dunque, chi ha trovato riparo sui binari, sotto il cavalcavia e chi si rifugia tra le sterpaglie del fiume o sulla ghiaia della spiaggia. Il minimo comune denominatore è il degrado, che più volte il sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino (indipendente di area centrodestra) ha criticato in modo categorico. Il primo cittadino è sempre stato favorevole alla chiusura del campo, ma se fossero stati impediti nuovi arrivi. In questo caso a rimetterci è l’immagine della città che rischia di vivere una seconda odissea, complice la calda stagione che permette agli stranieri di vivere all’aperto. [gallery 1881529] [video 1881534] Tag:  migranti Luoghi:  Ventimiglia (Imperia)

  • Bari, crolla il solaio di una scuola. Polemiche: “E Azzolina pensa ai banchi?”
    by Emanuela Carucci on Agosto 4, 2020 at 4:30 pm

    Emanuela Carucci La sera stessa di una visita del ministro dell’istruzione nel capoluogo pugliese crolla il controsoffitto di una scuola primaria. Scoppia la polemica contro la Azzolina Un boato nel cuore della notte ha svegliato i residenti di Bari vecchia, il centro storico del capoluogo pugliese, per il crollo del solaio di una scuola. Si tratta della scuola primaria “Filippo Corridori”, in largo San Sabino. In particolare ha ceduto il controsoffitto dell’ultimo piano dell’istituto scolastico che dovrebbe riaprire a settembre con l’inizio del nuovo anno. Fortunatamente non ci sono state conseguenze per le persone, ma tanto è stato lo spavento. Come riporta “IlQuotidianoItaliano”, subito sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco, come si può vedere dall’immagine, e ora sono in corso i sopralluoghi e gli accertamenti da parte dei tecnici comunali per le verifiche di sicurezza dopo il crollo. Così, mentre il ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina, parla di ripresa della scuola a settembre proprio in Puglia, la sera stessa crolla il soffitto in un istituto comprensivo. Ieri mattina, infatti, a Bari, si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato, oltre alla Azzolina, anche l’assessore regionale all’istruzione, Sebastiano Leo, ed il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Anna Cammalleri, per analizzare la situazione a livello locale e discutere le eventuali criticità legate all’adeguamento degli istituti scolastici e della gestione del personale e degli studenti. “Quando dicevo che con la Azzolina avremo banchi con le rotelle nuovi e costosissimi, ma con scuole che cadono a pezzi, non esageravo. È successo stanotte a Bari, la mia città. Solo poche ore prima la Azzolina era stata in Puglia, accompagnata dal sindaco di Bari, dicendo che in questa regione è tutto ok.” ha dichiarato in una nota stampa l’onorevole barese, membro della commissione cultura della Camera dei deputati, Rossano Sasso, continuando “Non voglio pensare nemmeno per un minuto cosa sarebbe accaduto, se il solaio fosse crollato fra cinquanta giorni, con i bambini a scuola.”. Non è l’unico a pensarla così. Su Facebook sta facendo il giro del web il post della Als, l’associazione libera scuola, che ha scritto senza troppi giri di parole: “Azzolina pensa ai banchi a rotelle, ma le scuole crollano”. Probabilmente, infatti, prima di pensare ai banchi anti-covid con le rotelle (con un costo di circa 300 euro l’uno, a fronte dei circa 50-60 euro del prezzo dei banchi tradizionali di legno) si dovrebbe pensare al rifacimento delle intere strutture che cadono a pezzi e che di qui a un mese ri-ospiteranno gli alunni in tutta Italia. Tag:  ministro istruzione crollo scuola Persone:  Lucia Azzolina Luoghi:  Bari

  • “Italia fuori dall’emergenza”. Berlino ci rimanda i migranti
    by Lodovica Bulian on Agosto 4, 2020 at 4:11 pm

    Lodovica Bulian Il ministero dell’Interno tedesco ha già spedito le lettere ai profughi. Ieri il primo rimpatrio: da Stoccarda a Milano «Vista l’evoluzione dell’emergenza del coronavirus, i trasferimenti di migranti in Italia in base al regolamento di Dublino sono nuovamente giustificati». Comincia così una delle tante lettere, di cui il Giornale è venuto in possesso, che stanno arrivando in questi giorni a migranti che la Germania vuole rimandare in Italia in base al regolamento di Dublino – che prevede che sia lo Stato di primo ingresso delle persone in Europa a farsene poi carico. I trasferimenti via aerea verso il nostro Paese erano stati congelati causa Covid, ma ora il ministero dell’Interno tedesco ha deciso che ci sono tutte le condizioni perché possano ricominciare, a partire da quella del calo dei contagi. Non sembra rientrare nelle valutazioni tedesche il fatto che in queste settimane l’Italia sia soggetta a una nuova pressione migratoria con un’ondata di sbarchi dalla Tunisia, nonostante la solidarietà annunciata solo due giorni fa proprio dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas: «Non lasciamo l’Italia da sola, non ripetiamo gli errori del passato», aveva detto. Suscitando i ringraziamenti del collega italiano Luigi Di Maio: «Grazie all’amico e collega Maas. Le sue parole di oggi sono un segnale molto importante per l’Italia. Abbiamo sempre detto che il tema migranti non può essere affrontato solamente dal nostro Paese. Perché chi arriva sulle nostre coste arriva su suolo europeo. Oggi la Germania ha detto che non lascerà da sola l’Italia. Ha teso una mano nei nostri confronti, grazie anche ai rapporti di leale e strette collaborazione tra i nostri due Paesi». Sin qui le parole. Nei fatti invece l’ufficio federale per le migrazioni di Berlino comunica così ai migranti la ripresa delle riammissioni verso l’Italia: «Le restrizioni dei viaggi in Italia per il contenimento del Covid sono state in gran parte revocate. Ora la diffusione del virus è stata frenata. L’ufficio federale riprende quindi il trasferimento delle persone in base al regolamento di Dublino. Le condizioni generali dei trasferimenti sono state adattate alle nuove norme igieniche». Quel che è certo è non si tratta solo di annunci. Ieri c’è già stato il primo trasferimento. La prima riammissione post Covid di un nigeriano di 38 anni accompagnato da due agenti della polizia tedesca su un volo partito da Stoccarda alle 6.45 e atterrato a Milano. C.C, queste le sue iniziali, era stato «prelevato» due giorni prima dagli agenti tedeschi dal centro di accoglienza in cui viveva a Monaco di Baviera, ha dormito in una cella di sicurezza prima di essere scortato in aeroporto a Stoccarda. «Mi hanno chiuso in una stanza per tre giorni in attesa di farmi partire – ci dice quando lo raggiungiamo al telefono – Ora sono a Milano e non ho un posto dove andare, non so dove dormire». Protestano le associazioni umanitarie tedesche, dopo che già nel 2019 ci sono state ottomila richieste di riammissioni da Berlino verso il nostro Paese: «Il riavvio delle espulsioni è irragionevole, disumano e ingiusto – spiega al Giornale Stephan Reichel, dell’associazione Matteo della chiesa evangelica – Il Covid-19 non è davvero sconfitto e la diffusione non è bloccata. Tanto che l’Italia ha prorogato lo stato di emergenza. Non solo, nei campi profughi tedeschi abbiamo avuto recenti focolai di Covid-19. L’Italia peraltro sta soffrendo anche per le conseguenze economiche e sociali della pandemia. Sarebbe un atto di solidarietà non gravare sull’Italia con rifugiati aggiuntivi, di cui il Paese non può prendersi cura». Appelli che cadono nel vuoto, come finora le promesse europee di riformare il regolamento di Dublino, quello che continua a condannare l’Italia alla prima linea dell’accoglienza. Promesse rinnovate ora proprio dalla Germania, che guida il semestre europeo a Bruxelles. Tag:  migranti Germania rimpatrio

  • Lo scontro via social tra padri “nobili” delle Br sulla cattura di Curcio
    by Luca Fazzo on Agosto 4, 2020 at 3:28 pm

    Luca Fazzo Per l’arresto Franceschini incolpa Moretti, ma per Zuffada alimenta soltanto “le ciance” Mara Cagol aveva provato a spiegare che quel Frate Mitra non la convinceva. Perché si era presentato alle Brigate Rosse dicendo di avere combattuto con la guerriglia in Bolivia. Ma a lei, che era trentina, quell’andatura non sembrava proprio quella di uno abituato a andare per i monti. Mara sentiva puzza di infiltrato e di trappola. Non le diedero retta. E fu così che Renato Curcio venne catturato. Sono passati quarantasei anni dal giorno in cui il fondatore delle Br fu arrestato grazie alla soffiata di Silvano Girotto, alias Frate Mitra. E un racconto inedito di quell’episodio cruciale degli esordi della lotta armata in Italia viene reso pubblico grazie allo scontro furibondo tra gli esponenti delle prime Br e un altro dei padri fondatori: Alberto Franceschini, cresciuto nel Pci di Reggio Emilia e nella mitologia della Resistenza tradita. Da tempo, Franceschini ha abiurato, oggi lavora all’Arci. E il 31 luglio ha rilasciato una intervista a Repubblica in cui ripercorre quegli anni. Parla anche dell’arresto di Curcio: perché insieme al leader venne arrestato anche lui. E dice una cosa brutale: che a farlo arrestare fu Mario Moretti, il tecnico della Siemens che sarebbe diventato il nuovo leader brigatista e l’inquisitore di Aldo Moro durante il sequestro. Tempo due giorni, e arriva la risposta. La firma uno del nucleo storico: Pierluigi Zuffada, 74 anni, uno che è sempre stato zitto. Ma che ora parla, anche a nome di altri veterani. È una risposta altrettanto brutale, perchè Franceschini viene accusato di alimentare le tante ciance senza fondamento sulle Br «eterodirette», comprese quelle su un Moretti al soldo dei servizi segreti o almeno «ambiguo». Ma Moretti, ricorda Zuffada, «sta ancora scontando una pena a 39 anni dal suo arresto, a riprova della sua presunta ambiguità». A Franceschini, l’ex compagno rinfaccia tante cose: dall’essere tornato all’ovile, lavorando per il partito da cui proveniva; alla più pesante, avere imposto all’inizio del sequestro Moro che le Br chiedessero in cambio dell’ostaggio la liberazione dei loro militanti detenuti, tra cui Franceschini stesso. Una richiesta impossibile, «un errore madornale che chiuse tutte le possibilità di manovra». Se Moro fu ammazzato, la colpa è di quella scelta. A colpire (e a suscitare almeno un interrogativo) è però soprattutto la ricostruzione dell’arresto di Curcio e Franceschini. Quest’ultimo, tanto per cominciare, a Pinerolo non doveva esserci, «doveva andare solo Renato». La notizia cruciale è che «alla colonna milanese arriva una soffiata: l’appuntamento tra Renato e Girotto era una trappola. Non siamo mai riusciti a arrivare alla fonte di quella soffiata, in quanto della notizia erano a conoscenza solo i carabinieri di Dalla Chiesa e la Procura di Torino». Ma la trappola scatta lo stesso. Perché nel settembre ’74 non esistono telefonini, e avvisare Curcio è impossibile. Moretti «accompagnato da due compagni, inizia un folle viaggio nella notte alla ricerca di Renato. Non sapevano dove abitasse a Torino, per cui decidono di andare a Piacenza da Franceschini», che conosce l’indirizzo del capo. Ma Franceschini non è in casa, Moretti e gli altri lo aspettano fino all’una sperando che sia andato al cinema, visto che ha lasciato le finestre aperte. Niente da fare. Allora nel cuore della notte corrono nell’Astigiano a cercare la Cagol, che è la donna di Curcio e sa sicuramente dove si nasconda: ma anche lei non c’è. Intanto le ore passano. A quel punto i tre corrono a Torino, sperando che «un contatto del luogo» possa aiutarli. Invano. «A quel punto Mario e i due compagni prendono una decisione apparentemente folle: vanno al luogo dell’appuntamento a Pinerolo nella speranza di avvisare Renato prima dell’incontro con Girotto». Ma il luogo «pullula di agenti in borghese, la trappola era già scattata, i compagni riescono a svignarsela». Resta da chiedersi: chi fu a cercare di salvare dall’arresto il capo delle Br? Tag:  arresti Brigate Rosse Persone:  Renato Curcio

  • “Il governo ancora troppo ondivago. Ripartiamo e controlliamo i confini”
    by Maria Sorbi on Agosto 4, 2020 at 3:25 pm

    Maria Sorbi Il virologo del San Raffaele non condivide i limiti sui trasporti ma rileva una carica virale ancora forte sui pazienti extra Ue Il Comitato tecnico scientifico sta per rivedere le regole del trasporto pubblico e scoppia la polemica per le modalità, i tempi e per la natura della decisione, più politica che scientifica. Ne abbiamo parlato con Massimo Clementi, professore ordinario di Virologia all’università Vita-Salute del San Raffaele, e firmatario del documento in cui si sostiene che il virus sia clinicamente morto. Cosa pensa di questa retromarcia e della stretta sulle regole del trasporto pubblico? «È la testimonianza di un atteggiamento ondivago e incerto. La decisione sulla riapertura dei treni dipende dal decreto del Consiglio dei ministri ma in questo caso le modalità non sono state chiare». È un atto di precauzione a fronte di un peggioramento dei numeri sui contagi? «È solo una decisione che fa il paio con tutto il resto, deciso in parte dalla politica, in parte da un Cts, politico anch’esso, iper prudente. I numeri? Io vedo che le terapie intensive sono vuote, quelle sub intensive anche, così come i reparti». Quindi non ha senso nemmeno la proroga dell’emergenza? «No e infatti siamo gli unici ad averla fatta. Abbiamo il numero di infetti più basso d’Europa eppure siamo quelli che stanno applicando le misure più rigide. I colleghi mi chiamano dall’estero per capire se per caso c’è qualche dato che teniamo nascosto, altrimenti non si spiegano decisioni del genere». Quindi secondo lei cosa dovremmo fare in questa fase? «Continuiamo con le mascherine. Non ho mai detto che vanno levate, non sono negazionista ma realista. Riprendiamo a viaggiare e a vivere. La vera arma di questo momento è la gestione dei focolai, che mi sembra funzioni piuttosto bene. Vanno individuai e tracciati velocemente. E poi vanno controllate le persone che arrivano dall’estero». C’è il rischio del contagio d’importazione»? «In laboratorio ci siamo resi conto che in alcuni paesi extra europei, dove il virus ha circolato senza particolari misure di contenimento, la carica virale dell’infezione è ancora alta, paragonabile a quella con cui abbiamo convissuto noi a marzo e aprile. Mi riferisco alla Romania o a paesi come il Bangladesh, che ha rischiato di importare un grosso focolaio a Roma». Ma la carica virale dei focolai interni è più bassa? «Si, molto più bassa. Per questo sono più domabili. Ci sono molti asintomatici ma questo è un bene. Vuol dire che la carica virale del Covid è così bassa che non si manifesta con dei sintomi». Arriveremo mai a un’immunità di gregge? «Impossibile. Solo il 2-3% della popolazione ha sviluppato gli anticorpi. Dovremmo invece arrivare all’80-85%». Cosa pensa della posizione, ben più pessimista della sua, del collega Massimo Galli? «Un virus che ha circolato così tanto, ovviamente non se ne va dall’oggi al domani. Ma basta strategie del terrore e toni allarmistici in tv». Tag:  coronavirus migranti confini Speciale:  Coronavirus focus

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